Carta Etica per la Bi-Genitorialità

Firma la Carta Etica, la trovi in fondo a questa pagina.
Siamo stufi di operatori (avvocati, servizi sociali, psicologi ecc.) che amplificano il conflitto della separazione solo per tornaconto economico. E' UNA VERGOGNA!

E i giudici, che dovrebbero applicare le leggi, le violano in continuazione. La tutela dei minori viene messa da parte per interessi economici. BASTA!

giovedì 29 maggio 2008

Paderno Dugnano, 28/05/2008 - COMUNICATO STAMPA di PSL


CARTA ETICA PER LA BIGENITORIALITA'

Bi-genitorialità: diritto inalienabile
dell'infanzia e dell'adolescenza

Al Presidente della Repubblica - ai Membri del Governo - ai Parlamentari italiani ed europei - alla Magistratura - alle Associazioni per i diritti civili e umani - alle Parti Sociali - ai cittadini italiani ed europei - ai Rappresentanti delle Istituzioni Locali - ai media

i firmatari della presente Carta Etica
riconoscendo il fatto che

  • "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3 della Costituzione Italiana);

  • l'Italia ha ratificato con legge n. 176 il 27 maggio 1991 la "Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza" dell'ONU. Tale Convenzione include tra i diritti fondamentali da promuovere e tutelare il diritto del minore ad essere allevato ed educato da entrambi i genitori; introduce altresì il principio fondamentale che, qualora il diritto di un adulto e il diritto di un bambino entrino in conflitto, DEBBA prevalere il diritto del minore;

  • la legge 54/2006 recita "Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.";

Chiedono

a tutte le persone che incidono sulla cultura e sulla divulgazione del pensiero - specialmente in ambito educativo, sociale e giuridico - agli operatori della Giustizia responsabili di garantire i bisogni ed i diritti dei minori :

  • di recepire e rendere concreto il principio della pari genitorialità nelle disposizioni relative alla cessazione di convivenza dei genitori;

  • che il diritto dei minori di ricevere affetto, cura ed educazione da entrambi i genitori e loro famigliari con pari responsabilità e dignità sia garantito con tempi di permanenza sostanzialmente paritari presso ciascun genitore, se idoneo;

  • che venga fermamente repressa ogni azione da parte di genitore e/o terzi, inclusi operatori di ogni ordine e grado, idonea ad impedire o escludere un genitore dall'esercitare la propria responsabilità genitoriale nei confronti di figli minori, utilizzando calunnie, diffamazione, prevaricazione e false accuse di reati.

Firma la Carta Etica

Info: www.papaseparatilombardia.org
E-mail: info@papaseparatilombardia.org
Relazioni Esterne: 320.57.65.281
Ufficio Stampa: 335.81.00.948

lunedì 26 maggio 2008

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA davanti al Tribunale dei Minori di Milano. 09 GIUGNO 2008 dalle ore 10 alle ore 12

"Ora anche COLOGNO MONZESE. Dopo Chivasso e Basiglio, un altro minore in comunità senza SENSO"
fonte: http://www.papaseparatilombardia.org/on_line/categorie.asp?pr=262

una seconda Basiglio. Un altra bambina , di 10 anni, entra in comunità nel mese di giugno.

Per protestare contro una giustizia minorile allo sfascio le Associazioni PAPA' SEPARATI LOMBARDIA, FIGLI LIBERI e GESEF, organizzano a

Milano
il 09 GIUGNO 2008
dalle ore 10 alle ore 12
una MANIFESTAZIONE DI PROTESTA davanti al Tribunale dei Minori di Milano.

Paolo è un consulente informatico di 44 anni, con la faccia pulita, la classica brava persona. Paolo non ha mai avuto problemi con la Giustizia, ma adesso è costretto a subire un meccanismo assurdo che la stessa Giustizia ha costruito. La sua bambina di 10 anni il 13 giugno andrà in una Comunità per minori. Lo ha deciso, a dicembre 2007, il Tribunale dei Minori di Milano su richiesta dei servizi sociali del Comune di Cologno Monzese, città dove abitano la sua ex moglie e la figlia stessa. Lo ha deciso perché la piccola non può stare più con la madre, e pur di non lasciarla con il padre e i nonni paterni, nonostante abbiano tutte le carte in regola per tenerla con sé, il Giudice ha preferito la Comunità. Una comunità , diretta da un consulente tecnico e da un Giudice Onorario del Tribunale dei Minori, scelta dai Servizi sociali e non rispondente a quella indicata dal Tribunale.

Ogni giorno centinaia di bambini in Italia entrano in Comunità: i Comuni pagano per ognuno dai 150 ai 300 euro a testa al giorno.

Ma sarà proprio vero che tutti questi bambini necessitano di stare in comunità anzichè nel loro ambiente famigliare ?

Invitiamo tutte le persone di buon senso ad indagare e ad interrogarsi su questi episodi sempre più numerosi.

Intendiamo evitare che un altro minore vada in comunità. Per farlo sei invitato a partecipare e a diffondere la notizia a persone, autorità ed istituzioni sensibili al problema.

Questa è una richiesta di AIUTO, che facciamo alla societa'.


Ricordiamo le iniziative organizzate in passato per il nostro Socio.

SIT-IN - Cologno Monzese 08.12.07 - I Servizi Sociali mandano un altro minore in comunità !

Per sabato 08 12 2007 dalle ore 10,00 alle ore 18,00, in Via Indipendenza (nell’Isola Pedonale) di Cologno Monzese, l’Associazione ha organizzato un Sit.In per sensibilizzare i Servizi Sociali del Comune, al fine di ripristinare le relazioni famigliari tra un padre e sua figlia.

Alcune foto dell'evento



I Servizi Sociali di Cologno Monzese “hanno ritenuto necessario”, dopo lungo tempo dall'incarico ricevuto dal Tribunale dei Minori di Milano, e in contraddizione con lo stesso, interrompere le frequentazioni tra padre e figlia fino ad avvenuta decisione del tribunale sul collocamento della bambina.

Tale decisione e' stata presa comunicandola al padre con una semplice telefonata, motivandola con l'asserzione che il persistere dei tentativi di far incontrare la bambina con il padre, stante l'opposizione della madre, avrebbe minato il rapporto tra la bambina e l'educatrice.

Infatti il Tribunale per i Minorenni aveva incaricato i Servizi Sociali di Cologno Monzese, e sollecitati a più riprese, di redigere una relazione.
I Servizi Sociali, dopo più anni di attività e buona parte dell'ultimo speso nel “sostenere” una migliore collocazione della bambina presso il padre, tanto da aver contattato la famiglia dello stesso per accertare la disponibilità nel cooperare per le necessità della minore, nel corso del periodo estivo trascorso, non solo hanno improvvisamente, e ingiustificatamente, cambiato opinione, ma anche depositato una relazione nella quale sostengono l'opportunità di collocare temporaneamente la bambina in una comunità educativa motivando più volte la decisione con le “temute reazioni della madre”. In data 06.11.07, si apprende che il Tribunale dei Minori ha disposto l'affidamento della minore ad una comunità.

In quest'ottica, riteniamo che verosimilmente il metodo scientifico di coloro che detengono il “potere decisionale” in questa città è quello di dividere mentre il momento di ricostruire e di riunire sembra essere tranquillamente procrastinabile in un futuro non meglio determinato.

I S.S. non dovrebbero essere al servizio della cittadinanza?

Perché una bambina viene privata di un genitore?

Perché si chiede ai genitori di essere concordi con la decisione che eliminare uno di loro dalla vita del minore sia la scelta migliore?

Noi, papà separati dai figli, abbiamo il diritto di individuare le responsabilità oggettive di chi sta causando il disagio di una famiglia e della loro figlia.

Invitiamo tutti a partecipare all’iniziativa, al fine manifestare la nostra più assoluta opposizione a questo sistema, che, incurante, continua a credere che sia lecito eliminare un genitore dalla vita di un figlio.

Leggi il Manifesto/Volantino

Leggi il Comunicato Stampa

Leggi la lettera inviata all'Assessore di competenza

Leggi un articolo del IL GIORNALE del marzo 07


Da uno studio del Centro di ricerche sulla gestione dell´assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della Bocconi

ROMA - Con l´affido i Comuni Italiani possono arrivare a risparmiare 8mila euro per ogni bambino: se infatti è di 13 mila euro la spesa media annua per ogni singolo minore ospitato nelle strutture di accoglienza, il costo in caso di affidamento supera di poco i 5 mila euro. Lo rivela uno studio del Centro di ricerche sulla gestione dell´assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della Bocconi, che ha analizzato la situazione dell´assistenza ai minori fuori dalla famiglia, in relazione alla spesa degli enti locali per i servizi sociali a loro destinati. L´obiettivo di arrivare entro il 31 dicembre 2006 alla completa chiusura degli istituti minorili, potenziando nel frattempo lo strumento dell´affido, agli economisti della Bocconi sembra garantire, oltre ad una maggiore tutela del minore, anche un ritorno economico. Secondo lo studio infatti nel 2003, i Comuni hanno destinato ai servizi di adozione e affido e alle strutture residenziali per i circa 20mila minori "fuori famiglia” un totale di 339,5 milioni di euro dei circa 2 miliardi di euro spesi per i servizi sociali in genere. Di questi 339,5 milioni di euro, ben 275 milioni (l´81%) è assorbito dalla gestione delle strutture di accoglienza, tra cui gli Istituti per minori che ospitavano il 20% della popolazione minorile in esame, mentre la restante parte, circa 64 milioni, era destinata ai servizi per l´affido familiare e l´adozione (rispettivamente il 17% e il 2%). In particolare, il solo pagamento delle rette alle strutture di accoglienza assommava a oltre 155 milioni di euro. Una “sproporzione notevole”, secondo l´economista Attilio Gugiatti, che ha curato la ricerca: “Bisogna spostare le risorse dalle attuali grandi strutture, come gli istituti, a forme di assistenza più soft e più vicine ai bambini e alle famiglie. Questo, non solo è moralmente più accettabile, poiché i risultati dal punto di vista della crescita e della serenità del minore sono migliori, ma anche perché rappresenta un risparmio sotto il profilo economico”. Forme di assistenza “dolce” in strutture più piccole, secondo Gugiatti, “sono più funzionali all´accoglienza e alle relazioni tra educatore e minore in difficoltà, con parametri di qualità e soprattutto di risultato più elevati rispetto alle strutture tradizionali”. Secondo l´economista è necessario “dare più soldi alle famiglie affidatarie e rendere più agevole il processo di adozione, che risente dei limiti troppo rigidi della legislazione”.

La Paternità a rischio

http://www.ascoltiamoci.it/articoli/6-variazioni/482-la-paternita-a-r...

Contributo di Fabio Barzagli

Oggi in Occidente ci troviamo di fronte ad un paradosso: da una parte
bambini e ragazzi sempre più violenti, bulli, criminali,
irresponsabili, senza limiti e morale; dall'altra sempre più uomini e
adulti depressi, senza uno scopo, apatici, emarginati.

Ci sono infatti oltre 1.000.000 di maschi adulti (spesso anche padri)
che vivono la loro vita nelle carceri o più semplicemente ai margini
della società in centri di accoglienza come ad esempio le Caritas.

E' come avere un virus e un veleno che si espandono e decidere di
buttare via il tantissimo siero e vaccino di cui si dispone. Questo
avviene per un motivo così semplice che potrebbe sembrare invero: gli
uomini non sanno più cosa è la paternità e tantomeno come esercitarne
il ruolo. E' dunque necessario porsi la domanda: cos'è la paternità?

La paternità da una parte è una colonna sociale sulla quale si regge
una Nazione basata su famiglia e lavoro. La famiglia è il primo e
primario istituto educativo dello Stato. Per i figli, il padre è un
riferimento morale e spirituale, educativo, affettivo ed economico. Il
padre, insieme alla madre, è garanzia verso lo Stato che la famiglia
ed i figli siano tutelati nella loro integrità fisica e mentale.

Dall'altra parte è anche un diritto inalienabile dell'uomo, quello di
poter godere di un padre quando si è figlio e di poter godere di un
figlio quando si è padre...

Scontato? Per niente! La paternità oggi in occidente è assente. L'uomo
relegato fondamentalmente a procacciatore economico non svolge le sue
naturali funzioni educative e sociali all'interno dell'istituto
familiare. Questo rende i figli, i cittadini padri e madri del futuro,
più soli ed incapaci nell'affrontare la grande e complessa sfida della
vita.

Ovunque leggendo ricerche o statistiche (ma anche usando un po' di
buon senso) si può capire come la gran parte dei suicidi, omicidi,
crimini, violenze, bullismo, patologie mentali, uso di droghe ed
alcool, fallimenti scolastici e matrimoniali, ecc., siano da imputare
all'assenza paterna. E' assodato infatti che un figlio senza genitori
o con un solo genitore sia 5-10-20 volte più a rischio su queste
problematiche. La società di oggi dunque è uno specchio di un luogo
dove il padre è assente, un'assenza morale e mentale, spesso anche
fisica.

Soluzione? Rivalutare la paternità e la cultura paterna,
nell'individuo e nella comunità. La paternità è un valore, lo Stato ha
il dovere di tutelarla dove esiste e portarla dove non esiste.

www.paternita.info

mercoledì 21 maggio 2008

In Inghilterra il padre non serve più, nuova legge antipadre

fonte: http://economia.alice.it/news/foglia.html?t=2&id=4&codNotizia=14883020


GB/ LE DONNE SINGLE OTTENGONO DIRITTO A FECONDAZIONE ASSISTITA

21/05/2008 10:49

Roma, 21 mag. (Apcom) - Le donne in Gran Bretagna potranno sempre ottenere l'inseminazione artificiale anche se single o lesbiche: lo prevede l'articolo della legge sulla Fecondazione Umana e l'Embriologia (Human Fertilisation and Embryology Bill) votato ieri sera dalla Camera dei Comuni a Londra. Il testo infatti elimina l'obbligo per le cliniche della fertilità di considerare "l'esigenza di avere un padre" per il nascituro, sostituendolo con la definizione volutamente generica "the need of supportive parenting", ovvero l'esigenza di un genitore partecipe, che dia sostegno.

In sostanza, questo significa che cliniche e ospedali dove si pratica la fecondazione assistita non potranno più bocciare le richieste di donne single e coppie lesbiche perché il bambino non avrebbe un padre o una figura di riferimento maschile. La legge precedente, specifica oggi il quotidiano Times, non proibiva l'inseminazione alle donne 'senza padre', ma la definizione veniva talvolta usata per rimandare indietro le aspiranti mamme.

La nuova definizione è passata a sorpresa: il governo laburista si era preparato a una sconfitta ma ha ottenuto invece in due voti successivi ampie maggioranze, di 75 e poi di 68 voti, nonostante l'opposizione di una larga parte dei conservatori. Non solo, scrive The Times, la legge consentirà ad entrambe i partner di una coppia di essere riconosciuti come "genitori": sia per le coppie lesbiche in cui una delle due viene inseminata, sia per le coppie di gay in cui lo sperma di uno dei due viene usato per l'inseminazione.

Questo nel quadro di una giornata che ha visto confermate in Gran Bretagna regole molto liberali sull'aborto e sulla ricerca pre impianto del feto.

I deputati britannici infatti nel quadro della medesima legge hanno bocciato ieri sera una serie di proposte miranti a ridurre il limite legale per l'aborto - che oraè di 24 settimane - a 22, a 20 o a 16 settimane. Quello di ieri è stato il primo dibattito sull'aborto da circa 20 anni nel paese.

Il testo sulla "Fecondazione umana e l'embriologia" che è già stato approvato dai Lord (camera alta). In questo quadro, i deputati avevano già approvato lunedì in seconda lettura l'utilizzo di embrioni ibridi, ottenuti dall'inserimento di Dna umano in ovuli di animali, a fini di ricerca su malattie come l'Alzheimer (i cosiddetti "embrione chimera").

La Camera ha dato anche il via libera all'articolo che prevede la possibilità di ricorrere a "neonati donatori" per tentare di salvare la vita di un fratello o di una sorella colpiti da una malattia genetica. Poche ore prima del voto, manifestanti hanno distribuito volantini a favore di una riduzione del limite legale per gli aborti. Il primo ministro Gordon Brown aveva annunciato che avrebbe votato a favore del mantenimento dell'attuale limite.

Nel 2006, sono stati 193.700 gli aborti realizzati su donne residenti in Inghilterra e nel Galles, secondo le statistiche ufficiali. L'aborto è stato legalizzato in Gran Bretagna nel 1967.

Sempre The Times registra che per un sondaggio dell'istituto Populus, il mese scorso, il 40% della popolazione era contrario alle nuove proposte del governo mentre il 32% era a favore. Il sondaggio indicava un vero gap generazione: gli over 55 erano fortemente contrari, mentre gli intervistati fra i 18 e i 34 anni erano fortemente a favore.

domenica 18 maggio 2008

In Svizzera minori non tutelati sulla bigenitorialità neanche per legge

fonte: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=395561&idsezione=1&idsito=1&idtipo=3
Notizia del 16/05/2008 - 07:40

TICINO
Affidamento condiviso, AGNA: 'Molti giovani ticinesi allo sbando sono figli di genitori separati'

Sabato a Berna, davanti al Palazzo federale, si dà appuntamento la neo costituita Associazione svizzera per la bigenitorialità (GeCoBi). Membro fondatore della GeCoBi è l’Associazione genitori non affidatari (AGNA) presieduta da Riccardo Kübler, che ci dice: "È importante che i figli possano avere un largo accesso a entrambi i genitori. Molti giovani ticinesi allo sbando sono figli di genitori separati e nella maggior parte dei casi sono i papà ad essere esclusi". La realtà ticinese è allarmante: "Esistono padri che da diversi anni non riescono a vedere i propri figli".






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BELLINZONA - "I bambini per svilupparsi in modo armonioso e proficuo hanno bisogno di entrambi i genitori". Parola della neo costituita Associazione svizzera per la bigenitorialità (GeCoBi) che chiede l’affidamento congiunto dei figli anche dopo il divorzio. In Svizzera, in caso di divorzio, i padri ancora oggi vengono allontanati dai loro figli e il diritto di visita viene spesso negato in modo arbitrario. Per questo motivo un paio di anni fa è stato presentato a livello svizzero un progetto di modifica della legge. Per dare man forte a questa richiesta le associazioni regionali che proteggono i diritti dei genitori e dei figli, hanno deciso di creare un’associazione mantello che proprio sabato terrà una manifestazione a Berna, davanti a Palazzo federale, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo delicato tema.

Membro fondatore della GeCoBi è l’Associazione genitori non affidatari (AGNA) presieduta da Riccardo Kübler, che ci ha illustrato quali passi sono stati fatti e verranno fatti in futuro per ottenere la modifica di legge che stabilirà l’affidamento condiviso dei figli in caso di divorzio.

Il primo passo: l’autorità parentale condivisa

L’anno scorso il progetto di modifica della legge è stato presentato all’Ufficio federale di giustizia che quest’anno ha riconvocato i membri dell’Associazione per ulteriori chiarimenti. L’Ufficio ha garantito che il prossimo passo sarà quello di stabilire che l’autorità parentale deve essere congiunta, perché togliere a un genitore l’autorità parentale, va contro i diritti del bambino. Per quel che concerne l’affidamento condiviso invece, ci sarebbero, secondo l’Ufficio, problemi di ordine pratico da risolvere. Secondo il presidente dell’AGNA però bisogna prima di tutto modificare la legge e stabilire l’affidamento condiviso e in seguito i problemi pratici si possono risolvere caso per caso. "Inoltre - sottolinea Kübler - nella stragrande maggioranza dei casi è veramente possibile l’affidamento condiviso, per questo motivo non bisogna lasciare che le eccezioni condizionino il progresso in campo sociale che una modifica come questa porterebbe".

"Infatti - ribadisce il presidente dell’AGNA - è importante che i figli possano avere un largo accesso a entrambi i genitori, perché in questo modo si potrebbe cominciare a risolvere anche il problema, molto attuale, dei giovani problematici. Non si può infatti dissociare il problema dei giovani allo sbando e senza modelli quando 9'000 ragazzi solo in Ticino, sono figli di genitori separati e nella maggior parte dei casi sono i papà ad essere esclusi".

La situazione in Ticino è molto critica

La realtà ticinese che ci ha illustrato Riccardo Kübler, presenta situazioni allarmanti. Ci sono diversi casi in cui i genitori hanno grosse difficoltà a vedere i figli. "Alcuni padri addirittura sono anni che non riescono a vedere i propri figli. Ultimamente è capitato che due nonne si rivolgessero all’AGNA perché la madre del loro nipote impediva loro di vedere il bambino. Eppure una sentenza del tribunale federale stabilisce che i nonni hanno il diritto ad avere una relazione con il nipote. E qui si apre la questione di tutta la famiglia allargata che in caso di divorzio corre il rischio di non avere più rapporti con il bambino".

Una pericolosa tendenza inoltre, ha spiegato ancora Kübler, è quella delle false denunce per violenza domestica e violenza sessuale. "Un sistema che può bloccare la relazione tra padre e figli molto a lungo, perché anche se poi la questione si risolve con un non luogo a procedere, trasccorono inevitabilmente diversi anni prima che il genitore ingiustamente accusato, riesca a rivedere il figlio. Il Ticino è un cantone dove l’affidamento viene riconosciuto nel 90% dei casi alla madre. In Svizzera romanda non è così si arriva al 50%. In Svizzera tedesca la situazione è simile al Ticino".
Secondo Kübler, un genitore dovrebbe poter vedere il proprio figlio quando vuole, senza limiti. "Non dovrebbe essere la sentenza di un estraneo a stabilire quando vedere il proprio figlio - ha aggiunto - idealmente bisognerebbe riuscire a trovare un accordo tra persone civili. Solo in questo modo è più facile tenere fede a degli accordi, perché si tratta di scelte personali e non imposte".

Su questa importante modifica di legge, che cambierà il diritto civile, Berna dovrebbe pronunciarsi tra un paio d'anni.

Paola Latorre

Foto KEYSTONE FABRICE COFFRINI

14 anni, ammazzata dai coetanei a Niscemi

fonte: http://www.troviamoibambini.it/index.php/bambina-scomparsa-uccisa-incontri-a-sfondo-sessuale/

È morta per asfissia da strangolamento Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni uccisa e gettata in una cisterna nelle campagne di Niscemi. Lo ha stabilito il medico legale che venerdì 16 ha effettuato l’autopsia sul cadavere.
La ragazza ha lividi sul corpo e sul viso, causati dai calci e dai pugni ricevuti prima di essere strangolata con il cavo di un’antenna tv.
Il medico ha asportato l’utero per effettuare analisi più approfondite con l’obiettivo di stabilire se Lorena poteva essere incinta, come sostenuto dai tre ragazzi arrestati dai carabinieri con l’accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. L’esito si conoscerà nei prossimi giorni.
Intanto sabato si svolgeranno nella Chiesa Madre di Niscemi i funerali di Lorena. E il paese sarà in lutto, come proclamato dal sindaco Giovanni Di Martino.
Dopo aver confessato il delitto, uno dei tre ragazzi ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. Secondo il Giornale di Sicilia, nella caserma dei carabinieri di Niscemi, aveva appena finito di raccontare agli investigatori e al magistrato l’orrore dell’omicidio. Quando ha finito avrebbe detto:
“Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?”. A quel punto, riferisce il quotidiano, il magistrato del tribunale dei minori gli ha gridato: “Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?”.
Ieri il gip ha confermato il fermo dei tre minorenni che hanno confessato di aver ucciso la ragazzina, trovata morta in un pozzo martedì scorso. Nessuno dei tre giovani, tutti minorenni, potrà essere condannato all’ergastolo. La pena massima prevista dal codice è di trent’anni, con la possibilità di una riduzione di pena fino a un terzo.
I calci, i pugni e gli schiaffi prima dell’omicidio i tre ragazzi (di 15, 16 e 17 anni) li avevano confessati anche prima dell’autopsia.
Avevano detto di aver massacrato di botte Lorena e di averla tolta di mezzo perché i loro incontri a sfondo sessuale e il rischio che lei fosse rimasta incinta li avrebbe messi nei guai con le rispettive fidanzatine.
Fino al giorno del ritrovamento del corpo di Lorena avevano però cercato di depistare le indagini, fornendo ai carabinieri false informazioni sui movimenti della ragazza e sugli orari dei loro spostamenti effettuati il 30 aprile scorso, giorno in cui la quattordicenne è stata uccisa. E il 13 maggio scorso, quando l’agricoltore Paolo Avila di 68 anni, denuncia alle 12.30 ai carabinieri di aver trovato un cadavere nella propria cisterna in campagna, la notizia raggiunge subito i tre responsabili del delitto, che nel frattempo avevano già i telefoni sotto controllo, perché sospettati.
Alle 13.02 Giuseppe chiama Domenico e lo avvisa che “Lorena è stata trovata dentro un pozzo” e l’amico gli risponde di informarsi “se è vero”. Dalla conversazione colpisce l’atteggiamento di Domenico, che è alquanto freddo, distaccato e tranquillo alla notizia appresa da Giuseppe. Quest’ultimo, però, appare preoccupato. Domenico si mette subito al telefono e chiama Alessandro, il più piccolo del gruppo, e gli dice: “Vieni a casa mia che ti devo dire una cosa”. Anche in questo caso emerge il carattere autoritario o meglio prevalente rispetto agli altri due ragazzi.
Proprio Domenico che invia l’sms con il quale comunica ad Alessandro che si doveva “ammazzare Lorena”.
Il quadro complessivo viene poi tracciato da Alessandro, che ricostruisce le fasi del delitto. Accuse poi confermate davanti ai carabinieri dagli altri due complici.
Il padre di uno dei ragazzini:
Perdono. Per sé, ma non per il figlio che ha confessato l’assurdo omicidio di Lorena Cultraro.

Chiede di essere perdonato il padre di uno dei ragazzi minorenni, autoaccusatisi del delitto della 14enne di Niscemi, provincia di Caltanissetta. Un ragazzina picchiata con calci e pugni, strangolata con un’antenna tv. Gettata in un pozzo come nei peggiori film dell’orrore.

Al TgRai Sicilia l’uomo, che non era inquadrato in volto, condanna senza mezzi termini il gesto del figlio: “Se è vero che lo ha fatto - dice - non lo perdono neppure io. Porgo ai genitori di Lorena le mie più sentite condoglianze e chiedo loro di perdonare me, non mio figlio. Ho vergogna persino di uscire da casa”.

Signor Giudice ho confessato l’omicidio, posso andare a casa…

E sono, coetanei, ragazzini di 14 anni o poco più, senza coscienza della vita e del dolore, per aver ammazzato una loro “amichetta”…

Quanto timore della legge possono avere “ragazzini” che “ragionano” in questo modo ?

Ma soprattutto:

Perchè ?

Chi accusare in questi casi, la famiglia o la società ?

Un abbraccio sincero da parte di tutti noi, alla famiglia di Lorena.

IL COMITATO TROVIAMO I BAMBINI
Bambini Scomparsi

sabato 17 maggio 2008

Contatta FITMinori

Sei una mamma separata o un papà separato che ha la sensazione di essere impotente di fronte alla violenza che la separazione sta agendo ni confronti di tuo figlio?
C'è un Sistema che guadagna sulle separazioni, alimenta il conflitto e gestisce le situazioni in maniera assolutamente inadeguata. Il motivo è il più antico: il lucro. Il divorzificio (come definito da molti) è un business che arricchisce molti a discapito di ciò che anche la legge farebbe passare in primo piano: il supremo interesse del minore.
Mamme Separate e Papà Separati, non rendetevi complici di questo Sistema.

Scrivi una email a FITMinori: sapremo indirizzarti verso l'associazione o la struttura più vicina a te.

Ti trovi a Milano, a Roma, a Taranto, a Como, a Bologna, a Firenze o in qualsiasi altra città? Non sei solo, tante persone nella tua situazione possono capirti ed aiutarti a capire.

venerdì 16 maggio 2008

Sabato 31 maggio 2008 convegno a Cosenza

Associazione Italiana Mediatori Familiari

Corso Sempione, 8 - 20154 Milano

www.aimef.it

Sede Regionale A.I.Me.F. Calabria

Via Del Salvatore, n. 8 - 89128 Reggio Calabria

Tel e fax 0965/812050


Cooperativa sociale ONLUS

Servizi alla famiglia, ai minori e ai soggetti deboli

Via Monte Santo 116 Cosenza

www.ilmondoacolori.it

Tel/fax 098427809

CONVEGNO

Il ruolo del mediatore familiare nella separazione coniugale alla luce della legge n. 54/2006. Differenze e confini rispetto al ruolo del consulente tecnico d’ufficio e del terapeuta di coppia”

ORDINE DEGLI AVVOCATI DI COSENZA

ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA CALABRIA

FIPED Federazione Italiana Pedagogisti

UNCI Unione Nazionale Cooperative Italiane



Sabato 31 maggio 2008 ore 9.00-13.00 – Holiday Inn, Sala “Alarico II”, Cosenza


ore 9,00 – Accoglienza e registrazione dei partecipanti


ore 9,30 - Saluti ed introduzione

Avv. Claudio De Luca- Consigliere Ordine Avvocati di Cosenza


Interventi programmati:


ore 9.45 - Avv. Annalisa Molteni

Mediatore familiare –Membro Commissione Linee Guida AIMeF

Specificità della figura del mediatore familiare, suo inquadramento professionale e opportunità di una regolamentazione: le Linee Guida dell’AIMeF”


ore 10.30 - Dott.ssa Anna Pia Ungaro

Psicologo, Psicoterapeuta

La separazione coniugale come evento relazionale e giuridico. La mediazione familiare: percorso di affiancamento e non di antagonismo nei confronti del sistema giudiziario”


ore 11,30 – Coffee break


ore 12.00 - Dott. Rolando Ciofi

Psicologo, esperto in psicologia giuridica

"Consulenza tecnica d'ufficio e mediazione familiare, dal principio della delega al paradigma della soggettività."


MODERA

Avv. Claudio De Luca - Consigliere Ordine Avvocati di Cosenza


Quota di iscrizione € 20, da versare presso la Biblioteca del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza dal lunedì al venerdì dalle ore 11.30 alle ore 12.30.

L’evento è accreditato ai fini della formazione obbligatoria ( 3 crediti formativi, delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza n. 11 del 7 maggio 2008).

Sarà rilasciato attestato di partecipazione.

Per maggiori informazioni e per ricevere la scheda di iscrizione (da restituire entro il 25/05/2008) contattare

Avv. Olga Frassetti ofrax@libero.it



Claudio Risè racconta la storia di Sergio Nardelli

La storia di Nardelli, uno dei tanti papà disperati a cui una giustizia senza pietà (né occhi) ha tolto i figli

La moglie infedele, i litigi, le false accuse, la galera, gli alimenti. Poi, cinque anni dopo, l’assoluzione

di Claudio Risè

Una lettera come troppe altre, con conclusione diversa. «Quando scopri che il coniuge ti tradisce: dolore, umiliazione, paura per la famiglia. Le chiedi: “Ma cosa stai facendo?”, e senti rispondere: “Chi, io? Niente, perché?”. Nega tutto. Metti il telefono sotto controllo: è tutto vero, e anche peggio. Discussioni, litigi, ho subìto quattro aggressioni con il coltello, lei ha persino minacciato di gettare dal sesto piano la mia bambina. Le ho detto: “Per il bene dei figli, vattene!”. E sono finito in carcere con l’accusa di abusi sessuali su mia figlia di 9 anni e altre di violenza e maltrattamenti. Il quinto giorno in prigione un giudice mi dice: “Lei abusa della sua figlia minore”. Io, guardandolo negli occhi, dico: “Perché sono qui?”, e il giudice: “Perché lei abusa di sua figlia minore”. Scoppio in singhiozzi, non capivo le domande del giudice, non ricordo cosa ho risposto, ma alla fine dell’interrogatorio il giudice ha detto: “Rimandatelo a casa questo qui”. Dopo il carcere mi sono fatto 45 giorni di arresti domiciliari, da mia madre. Quando sono uscito, ho scoperto e documentato che il poliziotto che mi ha personalmente arrestato usciva con mia moglie. Nell’incidente probatorio mia figlia, che mai mi ha accusato, ha detto: “Il mio papà mi vuole bene e io pure gli voglio tanto bene”. In tribunale al termine dell’interrogatorio piangendo è corsa verso di me, mi si è buttata in braccio dicendomi: “Aiutami papà, aiutami! Ma cosa vogliono questi da me?”. Il giudice della separazione ha dato la mia casa e i figli a mia moglie, alla quale passo anche il mantenimento per lei. Era il 6 giugno 2003: da cinque anni io vivo in un ripostiglio di 7,3 metri quadrati con un letto, una scrivania e una sedia al settimo piano su un terrazzo. Sono stato assolto dalle accuse. Il 2 aprile 2008 mia figlia, che posso vedere solo dieci ore la settimana, ascoltata dal giudice della separazione ha detto: “Mi avete tolto il mio papà da cinque anni, voglio stare più tempo con il mio papà”. Il resto è normale storia di una separazione tra coniugi dove i papà, per tribunale dei minori, assistenti sociali, psicologi, avvocati e giudice della separazione, non contano nulla. E i figli vengono uccisi insieme ai papà. Gridando “rivoglio i miei figli”, mi sono incatenato il 12 settembre 2007 davanti al tribunale dei minori di Taranto, poi il 30 gennaio 2008, per quattro giorni, davanti al tribunale civile di Taranto. Gridando “rivoglio i miei figli”, il 4 maggio 2008 salirò a 50 metri di altezza su un edificio di Taranto e, incatenato, lancerò migliaia di volantini per raccontare di duemila papà che, come scrivono i giornali, si suicidano ogni anno in Europa. Non avete nessun diritto di togliere i papà ai figli. Sergio Nardelli di Taranto, uno dei tanti papà».
Nardelli, 54 anni, è poi davvero salito sulla cattedrale di Taranto, su cui ha issato un lenzuolo bianco (procurato da un padre che ha una bancarella al mercato) con scritto: “2.000 papà si suicidano ogni anno perché gli tolgono i figli”.
Di storie così, con padri nel 95 per cento dei casi assolti dalle accuse di abusi sui figli e violenze ma quasi sempre rovinati per tutta la vita (e i loro figli?), ce ne sono migliaia. Pietà l’è morta. E la giustizia non sembra stare benissimo. Bisogna cambiare.


http://claudiorise.blogsome.com/2008/05/15/la-storia-di-sergio-nardelli-uno-dei-tanti-papa-disperati/

http://www.tempi.it/opinioni/001162-la-storia-di-nardelli-uno-dei-tanti-pap-disperati-cui-una-giustizia-senza-piet-n-occ


giovedì 15 maggio 2008

IMAGINE.. FATHERHOOD

Il filmato visualizzabile qui sotto, tratto dal sito www.paternita.info è un toccante riassunto di dati e fatti legati alla mancanza del padre.

I dati sono noti, da un punto di vista psicologico e sociologico non lasciano dubbi.

Sorge la sensazione che nelle aule di tribunale invece ignorino questi fatti, che si vada sistematicamente contro l'interesse del minore (nel supremo interesse del minore... ).

Nel 60° anniversario della Costituzione Italiana, ci si rende conto che viene calpestata, ignorata... e ne fanno le spese dei bambini innocenti, oltre che chi in questa Costituzione ci credeva, chi credeva che le leggi venissero applicate, chi credeva di vivere in uno Stato di Diritto.

video

DOMENICA 18 MAGGIO 2008 BICLETTATA PER LA PACE


PACE E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
in collaborazione con le associazioni locali:

VIMOBICI - ARCP - LA QUERCIA - FIGLI LIBERI
- CASCINA TRE FONTANILI - X-RAY - AS.COM.ART
- PETER PAN - PAPASEPARATILOMBARDIA ONLUS

ore 9 ritrovo in piazza Vittorio Veneto
- colazione insieme
- saluto del Sindaco ai partecipanti
ore 9.30 Partenza dalla Piazza

PERCORSO:
VIA XI FEBBRAIO - VIA FOSCOLO - VIA BATTISTI - VIA S. ANNA - VIA FIUME
- VIALE MARTESANA - VIA DELLA GUASTA- VIA LEOPARDI - VIA CAZZANIGA LATO
CICLABILE - ALZAIA NAVIGLIO FINO A CERNUSCO S/N
ore 11.30 arrivo al parco degli Alpini di Cernusco S/N
Con i partecipanti degli altri comuni si provvederà a comporre le bandiere della Pace e la bandiera
del Tibet
ore 12.30 Pranzo
ore 14.30 Pranzo
- giochi, animazione, musica....

Incontro a Basiano Sala Consiliare del Comune

Per chi parte da Vimodrone, appuntamento alle 20:20 da Vimodrone, davanti alla sede di Figliliberi


Nuove Famiglie e Diritti dei Bambini.

I Valori dei Bambini e le loro emozioni nei conflitti familiari. Testimonianze

16/05/2008


Orario

Programma


21,00 – 21,15

Registrazione partecipanti

21,15 – 21,50 (20’ a testa)


Relazione Cavallo + Minervino:

Famiglie ricostruite, allargate etc. : nuovi ruoli, regole e ritmi familiari ; i Diritti dei Bambini; le emozioni dei Bambini nei conflitti familiari (letture ad hoc); i Valori dei Bambini e

la ricerca della Fondazione Movimento Bambino (FmB) .


21,50 – 21,55

Introduzione scheda film

Voltati Eugenio” di L. Comencini (1980)

21,55 – 22,10 (15‘ )

Visione spezzone film “Voltati E….”

22,10 – 22,30 (20 ‘)

Testimonianza “ CeMiF-Centro per il miglioramento della Qualità della Famiglia” di Vimodrone con Dr. Barbieri e Prof. Principi

22,30 circa - 23,00

Interventi dal pubblico, conclusioni e distribuzione materiale vario:dispensa, bibliografia del percorso proposto e infine questionario di gradimento con registrazione nominativi per formazione del neo-gruppo di auto mutuo aiuto di genitori


Sono previsti :

l’intervento di presentazione iniziale di questo ultimo incontro dell’Assessore ai Servizi sociali Mario Confalonieri e al termine potrà dare risposte ed intervenire su questioni legali L’avv. Heilegger (es. l’ ascolto del minore , etc.).

La collusione del consulente col sistema giudiziario

Articolo tratto dal sito di Psicologia Giuridica

di Agata Romeo - Psicologo | Maggio 11, 2008 | Visite a questa pagina: 230


collusione Pubblichiamo il seguente articolo segnalatoci dal Prof. Vincenzo Mastriani e dal gruppo di lavoro ”comunicazione condiviso” redatto dal Dott. Salluzzo (Psicologo, Psicoterapeuta).

Il presente contributo propone una seria riflessione in merito all’accettazione acritica e collusiva delle CTU-CTP da parte dei consulenti psicoprofessionisti nell’ambito giudiziario della separazione. Nel presente contesto, il termine “collusione” è utilizzato secondo la teorizzazione datane dal Prof. Renzo Carli (Carli, Paniccia, 2003).
In tal senso, dobbiamo considerare il meccanismo della collusione (si vedano anche Laing, 1959; Dicks, 1967) come un fenomeno inconscio, normalmente attivo nei sistemi sociali – famiglia per prima, e non escluse le relazioni professionali - che può essere facilmente spiegato in base al bisogno di conferma di ogni essere umano: una sorta di auto-etero-inganno, una simulazione condivisa, potremmo dire, inevitabile in qualsiasi azione della vita. Perché la realizzazione di ogni azione richiede la sintonia del contesto in cui l’azione intende dispiegarsi, e, inevitabilmente, anche la simbolizzazione affettiva che le parti devono assumere all’interno del contesto. Una finzione che siamo costretti a mantenere – anche a costo di una prolungata elusione della verità – se temiamo di perdere la continuità delle nostre relazioni e il potere ad esse connesso, in sintesi la nostra identità costruita nel rapporto col Mondo.
Nel caso delle separazioni, ci troviamo di fronte ad una collusione inconsapevole agita dagli operatori del sistema giudiziario delle separazioni, i quali, definitoriamente riconosciuti dalla società come competenti, tuttavia finiscono con l’arrecare - proprio per quegli aspetti in cui sono intrinsecamente incompetenti, ovvero gli affetti - un disagio ulteriore, a volte maggiore, di quello di cui le famiglie sono portatrici (Gardner, 2002; Salluzzo, 2004; 2004b; 2006; 2007); un disagio aggiuntivo iurigeno che deriva dall’omissione commessa dall’intero sistema nel suo insieme: adempiere irriflessivamente ad un mandato sociale trascurando di comprenderne il processo istituente (Carli, Paniccia, 2003) agito che ne sta alla base.

Agito (acting) giudiziario
Il rapporto amoroso, come ogni altra relazione umana, è basato su una collusione inconscia. Collusione che, data la sua natura illusoria, nel corso della vita può venir meno (Anzieu, 1986). La rottura dell’ unità emotiva (Bowen, 1979) della coppia - fallimento della collusione (Carli, Paniccia, 2003) - genera un estremo disagio. Il tradimento del patto idealizzato di reciproca conferma/attribuzione di valore (un “contratto emotivo fraudolento” secondo Bowen), spezza il basilare meccanismo di conferma/riconoscimento di sé, procurando uno stato penoso di disagio che spinge gli ex partner - ormai minati nelle fondamenta emotive della loro personalità - ad evacuare al più presto l’insopportabile sofferenza. Guidati dall’illusione di risolvere rapidamente la situazione, evitando di elaborare la comprensione dei propri vissuti emotivi, finiscono col riporre un’ingenua fiducia nel sistema giudiziario.
Mentre il comprendere (insight) porterebbe al superamento di una situazione dolorosa, l’agire (acting) giudiziariamente costituisce solo una reazione difensiva (nel senso psicopatologico del termine) estesa e condivisa, fino ad arrivare a costituire una mitologia collusiva che pervade in modo variabile le famiglie, gli addetti ai lavori e la società, e che porta inevitabilmente alla irrisolvibilità dei conflitti affettivi (Salluzzo, 2004a).
La visione della separazione/divorzio qui presentata cozza violentemente contro la – superficiale, ad avviso di chi scrive – liberalizzazione della separazione/divorzio, che si è andata sempre più affermandosi nelle società occidentali (Ronfani, 2006). Come se, solo per il fatto che il divorzio sia un diritto acquisito, i cittadini debbano disporne sempre e comunque, anche se con scarso discernimento, sostenuti invariabilmente da una schiera di alleati costituita da parenti, amici, avvocati, psicoterapeuti personali, ed altri, tutti compiacentemente collusi con la parte.

Triangolazione del sistema giudiziario con la storia familiare
Il disagio del fallimento esita in una triangolazione (Bowen, 1979; Carli, Paniccia, 2003) su di un polo esterno alla coppia fantasticato come risolutore, in questo caso la giustizia, che però, non essendo tecnicamente attrezzata per trattare questioni affettive, finirà inevitabilmente con l’adottare le uniche risoluzioni di cui dispone. Infatti, il sistema giudiziario non potrà mai imporre percorsi psicoterapeutici o di mediazione. Spesso potrà solo emettere, senza effettivamente addentrarsi nelle dinamiche familiari, provvedimenti improntati genericamente al favor minoris, seguendo, in parte, i dettami consolidati dalla giurisprudenza. In parte - non essendo chiaramente definito dal nostro ordinamento quale sia l’interesse del minore (Dell’Antonio, 1989; Ronfani, 2006) - i provvedimenti saranno improntati, oltre che a soluzioni scontate, comunque alla soggettività del giudice, il quale non dispone di cognizioni psicologiche.
In realtà, il potere di riequilibrarsi e gestirsi, se saranno messi in grado di farlo riattivando un canale comunicativo, risiede unicamente negli stessi sfortunati protagonisti della crisi familiare e nessun altro. Se ciò non avverrà, il destino della futura famiglia separata dipenderà solo dall’abilità di avvocati e consulenti di parte che, colludendo con le dinamiche emotive, tenteranno di costruire - anche con disumani stratagemmi legali - una realtà processuale il più possibile favorevole ai propri clienti.
Spogliata della continuità dei suoi valori affettivi, la famiglia esce dai tribunali reificata, priva di un convincente perché alla sua disperante perdita di senso e di storia. Anche per questo, nella cultura giuridica di molti Paesi, si è sviluppato un orientamento che, in contrasto col paternalismo del giudice, auspica lo sviluppo della tendenza delle coppie separate all’autoregolazione del conflitto attraverso tecniche di mediazione familiare (Ronfani, 2006).

Adultizzazione abusante dei figli
Purtroppo, il vero abuso psicologico commesso sui minori, proprio ad opera del sistema giudiziario delle separazioni, è quello di tutelarli richiedendo la loro discesa in campo; col risultato spesso di adultizzarli, consentendogli di prender parte per uno dei genitori nella contesa (Gardner, 2002), e distruggendo così, in molti casi, il vero unico bene che dovrebbe essergli garantito: il rapporto coi genitori. Quando i figli rifiutano uno dei genitori, ci si deve sempre domandare se ciò non costituisca altro che la materializzazione, agita per mano dei figli, della sete di vendetta del genitore con cui i figli si sono alleati ai danni dell’altro.
La continuità del vincolo coi genitori è l’unica vera garanzia di un sano sviluppo che la giustizia dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare per proteggere i minori, invece di promuoverli sul campo, riconoscendogli una astratta, chissà come acquisita maturità, tale da assumersi responsabilmente delle prese di posizione. Assunzione di responsabilità che, per altro paradossalmente, la giustizia è rapidamente pronta a disconoscere ai loro genitori, sostituendosi, col potere del giudice, ad essi.

La collusione del consulente col sistema giudiziario
Quando il consulente accetta l’incarico propostogli dal giudice, lo fa semplicemente perché quell’incarico esiste e non si interroga sul processo istituente che ne sta alla base. Non si interroga se sia possibile svolgere quell’incarico in modo congruo, né se abbia senso portarlo a termine. Accettando acriticamente le consulenze, gli psicoprofessionisti finiscono col colludere con la logica del sistema giudiziario che è quella dell’adempimento: ovvero rispondere ad una domanda che non pensa se stessa. L’intervento della giustizia, nelle forme del provvedimento del giudice, del patrocinio legale, della consulenza, costituiscono un esempio di tecnicalità, di competenza messa in atto/agita sulla base di un’accettazione acritica di una domanda.

Errori sistematici delle consulenze giudiziarie
Uno degli aspetti più mistificanti delle consulenze è costituito dal fatto che spesso, proprio a causa della sua stessa finalità e dei tempi di attuazione, possono dar luogo a sistematici errori diagnostici.
Si considerino i seguenti punti.
1. In condizioni di esame per fini legali, i periziandi spesso esibiscono difensivamente un falso-sé per ben figurare, una personalità di facciata, con la conseguenza che la CTU/CTP potrebbe facilmente fornire unicamente una piatta valutazione, pressoché equivalente a quella che lo stesso giudice riuscirebbe ad effettuare da solo in uno sbrigativo esame delle parti.
2. È noto che anche i test psicologici non possono costituire una garanzia di obiettività in situazioni di valutazione legale, e che sono pesantemente condizionati dal contesto (Lanotte, Capri, 1997).
3. In realtà, né un modello che tende a classificare gli individui, né quello che tende ad esaminare astrattamente le relazioni sganciate le une dalle altre al di fuori di un sistema, può rendere conto della complessità della situazione. Perchè ciò che è entrato in crisi non è né l’individuo, né le singole relazioni, bensì un sistema familiare nel suo complesso (si veda Giordano in Eurispes, 2002). Qualsiasi consulenza che segmenti il contesto spezzettandolo non può fare altro che commettere il grossolano errore di deprivare di senso l’intero sistema.
4. Comunque, qualora il disagio reale venisse manifestato apertamente, disturbi reattivi successivi alla separazione, anche derivanti dagli effetti dei provvedimenti provvisori urgenti emessi in udienza presidenziale, potrebbero essere scambiati per disturbi della personalità o altre psicopatologie strutturali, penalizzando nei provvedimenti del giudice colui/colei che li palesassero; con la paradossale conseguenza che la CTU/CTP finirebbe per addebitare ai periziandi anche il disagio aggiuntivo iurigeno (quello determinato dai provvedimenti giudiziari già in atto). Con la consulenza acriticamente agita, in sintesi, si corre il rischio di confondere il disagio familiare di base con quello provocato dagli effetti del sistema giudiziario.
5. Quando il giudice dà l’incarico di CTU spesso la crisi si protrae da tempo e ci si può trovare davanti al fatto compiuto, cioè ad un sistema di alleanze messe in atto per ridare stabilità al sistema, un assetto automaticamente costituitosi, che tende difensivamente a nascondere le trame della propria esistenza. Così riconsolidatosi, il sistema, nonostante la disfunzionalità, nel suo assetto difensivo è diventato difficile sia da individuare che da scardinare.

È in tutti i punti sopra elencati che lo psicoprofessionista perde la sua battaglia per dimostrarsi competente, tanto nella diagnosi che nell’intervento, per diventare servo e complice di una cultura dell’adempimento, legittimata solo perché imposta dal mandato di una autorità forte. Il potere giudiziario, ancorché incompetente nello specifico, sovrasta la competenza di cui il professionista incaricato disporrebbe se fosse messo in grado di operare opportunamente.

Conclusioni
Nessuno si scandalizza che, ad esempio, gli aspetti economici della separazione restino di competenza della giustizia; ma gli aspetti affettivi dovrebbero trovare una competente collocazione nell’ambito di servizi attrezzati per tutte le evenienze di tipo psico/logico/patologico.
La società, a differenza degli psicoprofessionisti che lo dovrebbero sapere, non ha ancora compreso che la conflittualità della separazione è una vera e propria patologia della relazione, e non una volgare immaturità: segnatamente, il fallimento di una illusione a due (Anzieu, 1986), o di un “contratto emotivo fraudolento” (Bowen, 1979). Nessuna separazione potrà mai essere gestita agevolmente senza che prima sia stata superata la fissazione della coppia al modello di relazione idealizzata, basata sulle illusioni giovanili.
L’illusione che la separazione possa essere gestita con competenza della giustizia – residuo di un potere salvifico fantasmaticamente proveniente da un padre mitico, attribuito al giudice - produce solo il risultato di alimentare negli ex partner l’illusione che potranno riparare il proprio squilibrio affettivo rifuggendo da un immaginario nemico - colui/lei che ha distrutto il giovanile sogno d’amore idealizzato - fantasticando di poter ottenere in forza di legge quello che solo un loro sforzo (di comprensione dell’accaduto) potrebbe fornirgli.
È per questo che la collusione del consulente con la richiesta di CTU/CTP risulta essere di particolare gravità. Perché risponde alla semplice e deresponsabilizzante logica del professionista che adempie ad una richiesta solo in quanto si sente garantito dal potere forte ed autorevole del giudice richiedente. Purtroppo, tale acritica accettazione costituisce un serio danno inflitto al benessere delle famiglie in conflitto perché alimenta e rinforza il circolo vizioso dell’illusione di ottenere risoluzioni da un sistema, che, ancorché sia l’unico attualmente esistente, in realtà, almeno nei casi più bisognosi, non solo è inefficace, ma addirittura, è ulteriormente dannoso (Salluzzo, 2004a).
Il futuro delle famiglie separate sarà salvaguardato solo quando gli psicoprofessionisti invece di colludere con il sistema giudiziario della separazione, si impegneranno nella creazione di nuove normative che prevedano strutture specialistiche capaci di garantire la continuità del rapporto coi figli ad entrambi i genitori. Centri pubblici di monitoraggio, consulenza, preparazione alla separazione, mediazione familiare e trattamento, agendo tempestivamente, e garantendo l’efficace applicazione delle normative, dovrebbero sostituire il ricorso alla giustizia.

Dott. Salluzzo

Psicologo del SSN, psicoterapeuta.

Segretario Fe.N.Bi. - Federazione Nazionale per la Bigenitorialità.

Segretario S.I.R.A.D.S. - Società Italiana Ricerca e Assistenza Disagio da Separazione

mercoledì 14 maggio 2008

Martedì 03 Giugno 2008 ore 21:00 a Varese


Le Famiglie Separate tra Mediazione e Azione Legale

presso lo Studio Cooperazione Medica Terapie Associate CO.ME.T.A
via Mazzel, 8 Cassano Magnago - 21012 - (Va)
in occasione dell'’inaugurazione del servizio di mediazione familiare
l’'Associazione Figlipersempre-ONLUS
terrà l’incontro
Le famiglie separate tra mediazione e azione legale
Interverranno:

Dott. Mario Milani coordinatore dell’evento: “Presentazione del servizio”
Dott. Luca Maranzana, Presidente dell’Associazione Figlipersempre-ONLUS:
“La realtà varesina: il bilancio di tre anni di attività”
Dott.ssa Patrizia Cucinato: “La mediazione familiare”
Dr. Vittorio Vezzetti: “Alienazione genitoriale e tribunali”
Avv. Patrizia Boidi, Avv. Carlo Piazza, Avv. Enrico Baroffio:
“La legge 54/06 sull’affido condiviso”

Per informazioni e dettagli
Studio CO.ME.T.A
via Mazzel, 8
21012 Cassano Magnago
(Va)
0331/202589
cel.348/8539990
Ingresso libero
in collaborazione con:
www.figlipersempre.it cel. 333/8301086

domenica 11 maggio 2008

Danimarca? No, grazie!

Bel Paese la Danimarca, uno dei cosiddetti Paesi civili del Nord Europa: pianeggiante, clima abbastanza temperato tenuto conto della posizione geografica, bassa criminalità, attento agli aspetti sociali... Bel Paese la Danimarca... o no? A volte la prima impressione non è quella che conta. Un discorso è visitarlo un Paese, un discorso viverci. E allora scopri che non sempre sono rose e fiori, o forse dovrei dire... tulipani?

La notizia è di ieri (28Gennaio 2008, NdR), la storia no. La storia è vecchia, tristemente vecchia, soprattutto per chi l'ha vissuta in prima persona. Vecchia e tragicamente più frequente di quanto si pensi. Il caso di Martina è solo uno dei tanti, una delle tante tragedie ignorate da un'Italia che pensa solo al calcio e ai reality show, deluso da una politica imbelle e da istituzioni in cui non crede più, ma alieno a qualsiasi forma di impegno sociale che non possa essere politicizzato e strumentalizzato. Un Paese vecchio, come vecchia è questa storia; vecchia eppure così tragicamente attuale.

(ANSA) - Bruxelles, 28 gen 2008
Minori contesi: Frattini; UE deve agire, il caso di Martina autorità danesi negano a padre diritto visita da 3 anni

Martina ha 11 anni: madre danese, padre italiano, separati. Non vede e non sente quest'ultimo da tre anni. Per i giudici della Danimarca, dove la bimba vive, può avere solo scambi epistolari col padre, niente di più. Del caso si è occupato più volte il governo italiano.

Ora scende in campo il vice presidente della Commissione europea, Franco Frattini, che richiama Copenaghen al rispetto della convenzione dell'Aja, che sancisce il diritto di visita di un genitore. E chiede alla presidenza slovena dell'Ue di assumere entro giugno 2008 un'iniziativa che affronti il problema dei tanti casi di bimbi contesi da un Paese all'altro dell'Europa.

La storia di Martina risale al 2000, quando i due genitori si sono separati in Danimarca, con la bambina affidata alla madre. Nel 2003, però, il padre ha trattenuto con sé in Italia la bimba che lamentava una situazione di disagio familiare. Ma la madre ha chiesto e ottenuto dal Tribunale dei minorenni di Roma il rimpatrio della minore in Danimarca. Da quel momento per il papà di Martina vedere o sentire la propria figlia è diventato praticamente impossibile. Dalle autorità danesi, infatti, ha ottenuto solamente il diritto di fare una telefonata a settimana. Una beffa, visto che il numero telefonico della ex moglie, segretato, non gli è mai stato fornito. E con un'altra decisione del 2007, la magistratura danese ha stabilito che i contatti tra padre e figlia possano avvenire solo attraverso scambi epistolari.

Vane sono state le iniziative più volte intraprese dalle autorità diplomatiche italiane in Danimarca. E vane sono state le due lettere che il vice presidente della Commissione Ue Frattini - a luglio e novembre dello scorso anno - ha scritto alle autorità danesi per sensibilizzarle sul caso, senza mai ricevere risposta. Frattini, che si dice «amareggiato», auspica quindi un intervento dell'Unione Europea, e non solo per il caso di Martina. «Questo — afferma il vice presidente dell' esecutivo europeo — è purtroppo un caso tra tanti. E per tale motivo, fin dal giugno dello scorso anno, stiamo monitorando la situazione europea. E ho pregato la presidenza slovena di turno dell'Ue di assumere insieme alla Commissione Ue un'iniziativa entro giugno 2008».

Cosa possiamo fare di fronte a tanta insensibilità? Poco, forse niente. Io, da parte mia, ho deciso di boicottare tutti i prodotti danesi, di qualsiasi genere fintanto che questa vicenda non sarà giunta a un lieto fine e finché non verrà stabilito un accordo con il governo danese affinché questo genere di cose non succedano più. So che servirà a poco, specie se sarò il solo a farlo, ma non si combatte una battaglia civile per la gloria o per finire sui giornali, ma per il rispetto che si ha di sé stessi e per la propria dignità di essere umano. A ognuno fare la propria scelta.



Articolo tratto da http://lindipendente.splinder.com/

giovedì 8 maggio 2008

Il «j'accuse» di don Antonio Mazzi sul caso di Basiglio


da www.corriere.it

«Nessuno risarcirà quei piccoli»

«Giudicano solo con le scartoffie. Psicologi e assistenti sociali andrebbero affiancati da gente con più contatto con la realtà»
«I tempi della giustizia non c'entrano nulla con quelli dei bambini. Mettiamo che i fratellini di Basiglio tornino a casa domani: nessuno potrà risarcirli del male subìto». Don Antonio Mazzi riflette sul caso dei piccoli tolti alla famiglia e portati in comunità per colpa di un disegno osé trovato in classe. E punta il dito verso psicologi e assistenti sociali.
Il loro lavoro è delicatissimo e di enorme responsabilità.
«Nessuno lo nega. Ma i fatti dimostrano come questa gente sia troppo spesso lontana dal mondo. Giudica basandosi sulle scartoffie. Senza sporcarsi le mani con la realtà».
E' la giustizia minorile a metterli in queste condizioni.
«Questo è vero. La giustizia minorile impone valutazioni su criteri vecchi. E' poi è lentissima. Si parla di mesi di attesa come nulla fosse, quando un mese speso male nella vita di un bambino può comportare danni irreparabili. La verità è che psicologi e assistenti sociali andrebbero affiancati da gente con un maggior contatto con la realtà».
Che riflessioni le suscita il caso di Basiglio?
«Due valutazioni. La prima: non capisco perché togliere i fratellini alla famiglia sulle basi di un disegno. Avrebbe avuto più senso inviare un assistente sociale in famiglia per un certo periodo. In modo da capire la situazione. Ma la cosa non mi stupisce».
Perché?
«I casi come questo sono più frequenti di quanto si possa immaginare. Cercare di fare qualcosa è difficilissimo: il tribunale dei minori è un fortino blindato con meccanismi che non si arrestano nemmeno davanti all'evidenza dei fatti».
E la seconda valutazione?
«E' la seguente: i figli andrebbero separati dai genitori solo di fronte a fatti e motivazioni di gravità estrema. E' vero, molti bambini devono accontentarsi di genitori per molti versi scarsamente all'altezza. Ma il ruolo di padri e madri resta difficile da sostituire».
Il suo giudizio è durissimo.
«Non credo di esagerare. La giustizia in generale nel nostro Paese è al collasso. Per quello che riguarda i minori, la situazione, se possibile, è ancora peggiore. Bisogna intervenire al più presto per cambiare le regole. O i casi come quello di Basiglio continueranno a moltiplicarsi».
Rita Querzé
07 maggio 2008

mercoledì 7 maggio 2008

Rassegna di giurisprudenza sull'affidamento condiviso

Dal sito http://www.minoriefamiglia.it della Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, riportiamo un'ottimo punto di riferimento ed una proposta di "un'osservatorio sulla giurisprudenza relativa alle nuove norme".

Dopo l'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006 n. 54 sull'affidamento condiviso dei figli, l'AIMMF ritiene utile offrire agli operatori della giustizia e a tutti i cittadini interessati un'osservatorio sulla giurisprudenza relativa alle nuove norme.

Le decisioni potranno essere segnalate all'indirizzo info@minoriefamiglia.it.

Ringraziamo fin d'ora tutti coloro che collaboreranno alla realizzazione di un servizio ritenuto prezioso ed insostituibile da tutti gli utenti del sito.


64)affidamento condiviso- violazione diritto di frequentazioe genitore-figlio - danno alla personalità del minore - provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c. - risarcimento danni e ammonozione - ammissibilità (C. A. Firenze, 22.8.07 - est. De Simone)

63)affidamento condiviso- figli nati fuori dal matrimonio - disposizioni in materia di diritto di visita del genitorie non affidatarrio - ricorribilità per cassazione - esclusione (C. Cassazione, 21.1.08 - est. Giusti)

62)affidamento condiviso- figli nati fuori dal matrimonio - disposizioni di natura economica - natura esecutiva del provvedimento (T.M. Milano, 14.12.07 - est. Domanico)

61)separazione personale - legittimazione processuale - ascendenti del minore - ammissibilità (C. A. Perugia, 27.9.07 - est. Cossu)

60) separazione personale -procedimento ex art. 709 ter - competenza- giudice del procedimento in corso- tribunale in composizione collegiale (T. Pisa, 19 dicembre 2007 - est. Picardi)

59)affidamento condiviso - assegnazione casa familiare -revoca -contrasto con la finalità della norma - esclusione (C. Cassazione, 17.12.07 - est. Felicetti)

58)affidamento condiviso - mantenimento figlio maggiorenne -legittimazione concorrente del genitore e del figlio (T. Catania, 29.9.06 - est. Pappalardo)

57)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - regolamento competenza - mancata formulazione principio di diritto - inammissibilità (C. Cassazione, 25.9.07 - est. Cultrera)

56) provvedimento giudice istruttore emesso ex art. 709 c.p.c. - reclamo -ammissibilità - applicabilità procedimento cautelare ex art. 669 terdecies c.p.c.(C.A. Catania, 14.11.07 - est. Magnavita)

55)affidamento condiviso - previsione di una più intensa partecipazione del genitore non collcocatario del minore nella vita del figlio (T. Potenza , 7 novembre 2007) -commento

54)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - regolamento competenza- affermazione della competenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (C. Cassazione, 25.9.07 - est. Cultrera)

53)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - regolamento competenza- affermazione della competenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (C. Cassazione, 20.9.07 - est. Macioce)

52)affidamento condiviso - assegnazione casa coniugale - questione legittimità costituzionale art. 155-quater c.c. (T. Busto Arsizio, 20.10.06 - est. Pupa)

51) reclamo avverso ordinanza presidenziale in materia di divorzio - ammissibilità - limiti poteri presidenziali (C.A. Napoli, 13.7.07 - est. De Luca)

50) affido esclusivo al padre - decisioni di maggiore interesse da parte di entrambi i genitori - determinazione obbligo di mantenimento a carico della madre (T.M. Catania, 23.5.07 - est. Zingales)

49)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - regolamento competenza- affermazione della competenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (C. Cassazione, 22.3.07 - est. Giusti)

48) esasperata conflittualità genitoriale - affidamento condiviso -esclusione (C.A. Bari, 19.1.07 - est. Cirillo)

47)affidamento condiviso - appello avverso ordinanza presidenziale -limiti - criteri per la determinazione assegno mantenimento (C.A. Bari, 10.11.06 - est. Cirillo)

46)affidamento condiviso - applicazione per uno dei figli - affidamento esclusivo - applicazione per gli altri figli (C.A. Bari, 26.5.06 - est. Cirillo)

45)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - affermazione della competenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (T.M. Catania, 1.3.07 - est. Pricoco)

44)provvedimento d'urgenza- diritto dei nonni alla regolamentazione dei rapporti con la nipote orfana di madre - insussistenza - eventuale competenza del tribunale per i minorenni (T. Napoli, 1.2.07 - est. Gagliardi)

43)affidamento figlio minore - conflittualità genitoriale - motivo di esclusione dell'affido condiviso - insussistenza - esercizio disgiunto della potestà genitoriale per l'ordinaria amministrazione (T. Messina, 13.12.06 - est. Lombardo)

42)affidamento condiviso - figli nati fuori del matrimonio - competenza a modificare le deerminazioni sul diritto di visita - spetta al tribunale per i minorenni (T. Messina, 30.11.06 - est. Lombardo)

41)affidamento condiviso - rapporto tra il reclamo proposto dinanzi alla corte d'appello avverso l'ordinanza presidenziale e l'istanza di revoca o modifca del medesimo provvedimento (T. Messina, 16.11.06 - est. Lombardo)

40)affidamento condiviso - figli nati fuori dal matrimonio e competenza processuale - istanza di regolamento di competenza (Procura T.M. Roma, 22.11.06 - est. Di Stasio)

39)affidamento condiviso - rapporto tra il reclamo proposto dinanzi alla corte d'appello avverso l'ordinanza presidenziale e l'istanza di revoca o modifica del medesimo provvedimento (T. La Spezia, 25.11.06 - est. Cardino)

38)provvedimenti del giudice istruttore in materia di regolamentazione dei rapporti personali o patrimoniali - impugnabilità dinanzi alla corte di appello - esclusione (Corte A. Trento, 21.9.06 - est. Santaniello)

37)affidamento condiviso - permanenza del figlio di anni 6 in misura paritaria presso l'abitazione dei genitori - mantenimento diretto a carico di entrambi i genitori (T. Catania, 16.6.06 - est. Distefano)

36)affidamento condiviso - collocamento del figlio presso la madre - permanenza di un giorno alla settimana presso il padre - esercizio separato della potestà per l'ordinaria amministrazione(T. Messina, 18.7.06 - est. Russo)

35)affidamento consensuale dei figli alla madre - violazione diritto minori a mantenere rapporto equilibrato e continuativo con i genitori - intervento del tribunale per i minorenni -limitazione potestà genitoriale - prescrizioni ai genitori (T. M. Catania, 26.6.06 - est. Pricoco)

34)affidamento condiviso - rapporto tra il reclamo proposto dinanzi alla Corte d'Appello avverso l'ordinanza presidenziale e l'istanza di revoca o modifica del medesimo provvedimento (T. Modena, 5.10.06 - est. Masoni)

33)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - affermazione della competenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (C.A. Napoli, 27.9.06 - est. de Luca)

32)affidamento condiviso - esclusione in caso di grave conflittualità tra i coniugi - affidamento esclusivo alla madre- attribuzione dell'esercizio disgiunto della potestà per l'ordinaria amministrazione ad entrambi i genitori (T. Napoli, 9.6.06 - est. Casaburi)

31)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - incompetenza del tribunale per i minorenni in relazione a tutti i provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti tra genitori e figli (T. M. Roma, 23.10.06 - est. Foschini)

30)affidamento condiviso - figli nati fuori dal matrimonio e competenza processuale - istanza di regolamento di competenza (T. Monza, 11.10.06 - est. Calabrò)

29)affidamento condiviso -figli nati fuori dal matrimonio - esclusione competenza del tribunale per i minorenni in relazione ai provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti economici (T. M. Napoli, 29.9.06 - est. Battimelli)

28)affidamento condiviso - figli nati fuori dal matrimonio e competenza processuale - istanza di regolamento di competenza (T. Milano, 20.7.06 - est. Bonfilio)

27)affidamento condiviso di figli - determinazione del periodo di vacanze da trascorrere con il genitore non collocatario - necessità (C. A. Trento, 24.8.06 - est. Santaniello)

26)obbligo di contribuzione di entrambi i genitori a favore del figlio maggiorenne - sussistenza ( C. A. Trento, 6.7.06 - est. Santaniello)

25)revoca affidamento esclusivo alla madre - affidamento condiviso ad entrambi i genitori - collocamento del figlio presso la madre - attribuzione dell'esercizio disgiunto della potestà per l'ordinaria amministrazione (C. A. Trento, 15.6.06 - est. Santaniello)

24)affidamento di figli di genitori non coniugati - competenza del tribunale per i minorenni anche in relazione ai provvedimenti relativi alla regolamentazione dei rapporti economici (T.Monza, 29.6.06 - est. Buratti)

23)l'affidamento congiunto è istituto che, per le sue finalità riguardante l'interesse dei figli, non esclude l'obbligo del versamento di un contributo economico, ove ne sussistano i presupposti, a favore del genitore con i quali i figli convivono (C. Cassazione, 18.8.06 - est. Spagna Musso)

22)comportamenti ostruzionistici del genitore affidatario volti a frapporre ostacoli agli incontri con i figli dell'altro genitorie - sanzione ex art. 790 ter c.p.c. (T. Catania, 11.7.06 - ordinanza)

21)affidamento di figlio di genitori non coniugati - competenza tribunale minorenni - sussistenza in caso di urgenza e prima dell'intervento del tribunale ordinario (T. M. Milano, 7.7.06 - est. Domanico)

20)dichiarazione di incompetenza del tribunale ordinario sulla richiesta di affidamento di figlio di genitori non coniugati (T. Milano, 21.6.06 - est. Bonfilio)

19)provvedimenti limitativi potestà genitoriale - competenza tribunale ordinario ex art. 709 ter c.p.c. - rapporti tra procedimento ex art. 333 c.c. e quello ex art. 709 ter c.p.c. (T. M. Catania, 7.6.06 - est. Zingales)

18)affidamento condiviso - competenza T.M. per i procedimenti ante legge n. 54/06 - collocamento del figlio presso la madre - esercizio separato della potestà genitoriale per l'ordinaria amministrazione (T. M. Milano, 20.6.06 - est. Domanico)

17)competenza sulla richiesta di mantenimento del figlio da parte di genitore naturale - legittimazione per le richieste riguardanti i figli maggiorenni - criteri per la determinazione del mantenimento (T. Catania, 14.4.06 - est. Distefano)

16)rigetto richiesta congiunta dei genitori di affidamento esclusivo del figlio alla madre - affidamento condiviso ad entrambi i genitori (T. Bologna, 9.5.06 - est. Costanzo)

15)affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento del figlio presso il padre - affidamento esclusivo ad uno dei genitori: consegue l'esclusivo esercizio della potestà (T. Catania, 1.6.06 - est. Distefano)

14)affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento del figlio presso la madre - esercizio separato della potestà genitoriale per l'ordinaria amministrazione (T. Catania, 31.5.06 - est. Dipietro)

13)affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento del figlio presso il padre - audizione minore - motivazione in ordine al mancato recepimento della volontà del minore (T. M. Trento, 23.5.06 - est. Pietrapiana)

12)affidamento esclusivo alla madre - stato detenzione padre -esclusione affidamento condiviso (T. Catania, 18.5.06 - est. Pappalardo)

11)assegno di mantenimento a figli maggiorenni da corrispondere direttamente ai figli (T. Bologna, 16.5.06 - est. Costanzo)

10)affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento del figlio presso la madre -insussistenza diritto dei nonni alla regolamentazione dei rapporti con il nipote (T.M. Bologna, 15.5.06)

9)assegno di mantenimento a figli maggiorenni da corrispondere direttamente al genitore affidatario dei figli (T. Catania, 5.5.06)

8)assenza profili di incostituzionalità del procedimento di reclamo ex art. 708 c.p.c. - differeneza tra reclamo e richiesta di revoca o modifica - assenza poteri istruttori della corte d'appello in sede di reclamo (C.A. Bologna, 17.5.06 - est. de Meo)

7)limiti reclamabilità ordinanza presidenziale - la conflittualità genitoriale non è ostativa all'affidamento condiviso - differenza tra affidamento condiviso e affidamento alternato (C.A. Bologna, 17.5.06 - est. de Meo)

6)affidamento esclusivo alla madre - sospensione delle visite del padre alla figlia - attribuzione ad entrambi i genitori della potestà genitoriale (C. A. Napoli, 22.3.06 - est. De Luca)

5)dichiarazione di incompetenza del T.M. sulla richiesta di affidamento di figlio minorenne (T.M. Milano, 12.5.06 - est. Domanico)

4)affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento del figlio presso la madre (T. Bologna, 26.4.06 - est. Costanzo)

3)modifica condizioni separazione - affidamento condiviso ad entrambe i genitori con collocamento presso il padre (T. Ascoli P., 16.3.06 - est. De Angelis)

2)rigetto affidamento esclusivo alla madre - affidamento condiviso ad entrambi i genitori con collocamento presso la madre (T. Bologna,10.4.06 - est. Costanzo)

1)affidamento di figlio di genitori non coniugati - omologa accordo per affidamento esclusivo alla madre - attribuzione ad entrambi i genitori della potestà genitoriale (T.M. Trento, 11.4.06 - est. Spina)