Carta Etica per la Bi-Genitorialità

Firma la Carta Etica, la trovi in fondo a questa pagina.
Siamo stufi di operatori (avvocati, servizi sociali, psicologi ecc.) che amplificano il conflitto della separazione solo per tornaconto economico. E' UNA VERGOGNA!

E i giudici, che dovrebbero applicare le leggi, le violano in continuazione. La tutela dei minori viene messa da parte per interessi economici. BASTA!

martedì 26 agosto 2008

A Verona L'Ulss 20 si interessa di separazione.

Genitori separati, un aiuto dall'Ulss 20
di Redazione Web (del 26/08/2008 @ 11:14:57, Sezione Solidarietà)
“COPPIE CHE SI SEPARANO… GENITORI CHE RESTANO: paternità e maternità nella separazione”. Percorsi di gruppo rivolti a genitori separati con figli organizzati dall’Azienda Ulss 20.

Percorsi di gruppo rivolti a genitori separati con figli organizzati dall’Azienda Ulss 20. Gli operatori dei Consultori Familiari dell’Azienda Ulss 20 che si occupano di famiglia e di genitorialità all’interno del Servizio per le Famiglie Separate, organizzano percorsi di gruppo rivolti a genitori separati con figli. La proposta è offerta al singolo genitore che abbia attraversato o stia attraversando la separazione o il divorzio.

Questa esperienza è una possibilità di trovare un luogo dove incontrarsi e confrontarsi su argomenti concreti con altri genitori separati, dare parola a difficoltà, preoccupazioni e timori comuni nei confronti dei figli, avere uno spazio di confronto e sostegno reciproco, partendo dall’esperienza e dalla narrazione di ciascun genitore che attraversa il complesso e difficile percorso di cambiamento conseguente alla separazione, pensare al futuro per uscire dall’isolamento e garantire ai propri figli la presenza di entrambi i genitori.

L’obiettivo prioritario di questa esperienza di gruppo è quello di aiutare i genitori a recuperare il ruolo e la funzione paterna e materna, nella capacità di salvaguardare quei riferimenti fondamentali di sicurezza, stabilità e continuità di cui tutti i figli hanno bisogno nel loro percorso di crescita. I prossimi gruppi partiranno con il mese di settembre. Il percorso prevede 8 incontri a cadenza quindicinale che si svolgeranno nel tardo pomeriggio presso il Consultorio Familiare di Via Siracusa 4 (zona Borgo Milano) e presso il Consultorio Familiare di San Bonifacio, Via Sorte 15.

Chi fosse interessato a partecipare a questa esperienza può contattare gli operatori dello “Spazio Genitori Separati” tutte le mattine dalle ore 9.00 alle 12.30, presso il Consultorio Familiare di Via Siracusa - Tel. 045 8100422 e presso il Consultorio Familiare di San Bonifacio, Via Sorte 15 - Tel. 045 6138515.

Gli interessati effettueranno un colloquio preliminare con gli operatori che condurranno il gruppo, al fine di predisporre un elenco di partecipanti. Il calendario definitivo degli incontri sarà concordato al momento della formazione del gruppo.



fonte: http://www.giornaleadige.it/IT/articolo.asp?articolo=2996#commenti

lunedì 18 agosto 2008

Nel Segno del Padre

Postato da Psic su 25 Oct 2005, 03:18
in General ( PSIC - Uno Psicologo on line)

C’è una stella lassù in cielo, sembra una bambina e brilla nella notte come una luce bionda.
Ha gli occhi verdi, sgranati a guardare il mondo: Matrix la guarda, e poi mi dice che quella stella ci sorride mentre parliamo di lei.
Sono due ore che Matrix mi sta parlando di questa stella, e sono due ore che a stento io riesco a trattenermi.
E intanto Matrix la cerca sempre, con lo sguardo, come fosse davvero viva, oltre che palpitante.
La luce della notte è una luce quasi insolita, per me, vista passeggiando intorno casa mia, mentre l’aria di Roma - un lievissimo venticello clemente che ancora non porta odori umidi e tristi di autunno - ci lascia indulgere nella nostra passeggiata serale.
E’ sabato sera, e nel pomeriggio non ho lavorato, ovviamente.
La mattina ho fatto due o tre visite, fra cui Pollo Solimano, e poi la bellissima e depressa M.V.
Poi aveva telefonato Matrix, e avevamo combinato di vederci nella sera.
Matrix ha un suo nome e cognome, ovviamente: deve comunque il suo soprannome al fatto che ci conoscemmo all’uscita del film omonimo.
Lui era con la sua nuova compagna, io con uno dei miei figli: ci mettemmo per caso a parlare del film, e poi di figli.
Lui aveva letto qualcuno dei miei articoli sull’argomento (sono su riviste specialistiche), e quando si rese conto che io ero l’autore di quegli scritti, mi parlò della sua tragedia. Matrix non vede sua figlia da tanto tempo: e per questo lui, quando parla con qualcuno della figlia, ed è notte, cerca sempre una stella, e dice che quella è sua figlia.
La figlia è ovviamente figlia ora di una guerra senza luce e senza pietà, ammesso che le guerre possano albergare in sé luci e pietà, ed è il frutto di un matrimonio iniziato e terminato nel giro di pochi anni circa.Da quando Matrix si è lasciato con la moglie, è iniziata nel giro di pochi mesi, una guerra ignobile e terribile, che alla fine ha portato allo stravolgimento di qualsiasi rapporto tra lui e l’ex moglie, e alla sottrazione della piccola V., che da anni vive in una località che Matrix non conosce e a cui viene impedito di vedere il padre pur se una regolare sentenza gliene dà ampia possibilità.
Guarda il cielo di Roma, Matrix, adesso, e dice che sua figlia è una stella che prima o poi lui rivedrà vicino a sé, e intanto racconta di come in questi anni lui abbia passato tutte le sfumature della disperazione umana, di cui ti sa raccontare ogni angolo e ogni respiro.
Racconta particolari che non posso nemmeno citare, e sopra tutto, Matrix racconta la folle crudeltà di un sistema che attraverso la “giustizia” riesce a creare solo dolore e ingiustizia.
La voce con cui Matrix racconta tutto questo è una voce che sembra solo sfiorare le cose umane, una voce che ormai sembra lontana e carezzevole: ha perso una figlia e ha trovato una stella, dice lui, e parla come se lui ormai vivesse su quella stella: una stella bionda come era sua figlia, e dagli occhi verdi.
Quando ti strappano una figlia e ti impediscono di vederla hai due sole strade, dice.
O impazzisci e fai una strage, o trasfiguri tutto in un mondo dove tutto questo crei un senso alla perdita che vivi.
Il fatto che una figlia strappata sia anche una figlia viva, e che sia stata strappata dalla cattiveria della gente, una cattiveria aiutata da un sistema folle come quello che nei nostri paesi dovrebbe garantire per prima cosa “giustizia” ai bambini, e invece la prima cosa che regala loro è il conflitto e le relative tragedie, il fatto – dicevo – che sia la cattiveria umana a toglierti una figlia, per un verso regala innegabilmente la speranza di rivederla, mentre per l’altro verso racconta alla propria rabbia l’irriducibilità di sé stessa, la terribile sfida di doversi fare una ragione di un odio terribile che non si può non provare ma che, per sopravvivere e per sperare di non distruggere ancora di più la figlia, non si può che cancellare.
Matrix è il limpido, luminoso esempio di come una coscienza umana possa creare una dimensione capace di trasfigurare in speranze e creazioni i propri limiti, le proprie distruttività, i propri errori e orrori: in quella stella bionda e dagli occhi sgranati e verdi ci sono dunque per tutti noi i segni di quelle creazioni che abbiamo dimenticato, e che portiamo chiusi in fondo al nostro cuore.
Matrix non è il solo padre in queste condizioni: e non è nemmeno il solo genitore. Ce ne sono tanti, che a causa di una logica folle, che coinvolge un intero sistema che dovrebbe tutelare gli affetti e invece li distrugge, hanno perso ogni contatto con i propri figli.
Casi nei quali si mostra tutta la paradossalità della nostra cultura – una cultura che vive nella logica di identificare nelle separazioni e nel conflitto la soluzione ai conflitti e alle separazioni.
La nostra - in altri termini - è una cultura che considera normale (ma normale per chi? E dove? viene da chiedersi) il fare la guerra contro la guerra, o combattere la violenza con altre violenze: una logica della contrapposizione che implica solo la contrapposizione e la scissione come soluzioni alle contrapposizioni e alle scissioni, e non punta mai ad accrescere e integrare ciò che appare separato e in conflitto (laddove tutto però, come dice Humberto Maturana, è una distinzione posta da un osservatore ad un altro osservatore, che può essere egli stesso http://www.matriztica.org e http://www.oikos.org/matit.htm ).
Ci sono figli che, in seguito alle lotte fra i genitori, vengono portati per sempre in altri stati: al 2004, il Ministero della Giustizia aveva in carico oltre milleeduecento casi del genere: bambini letteralmente rapiti ad un loro genitore, un genitore che oggi forse loro stessi non conoscono e non ricordano più, e che vivono all’estero, in terre assolutamente lontane.
Moltissimi i bambini italiani cui viene reso impossibile per anni incontrare uno dei due genitori.
Alcuni, come la piccola Valentina Cori, sono persino segnalati dalla Polizia di Stato nel suo sito tra i bambini sottratti (ciccando su questo link sarete diretti proprio alla pagina del sito della P.S. dedicata a Valentina CORI , il cui papà Enrico, altro mio carissimo amico ha creato un sito (www.valentinacori.it ) per poter parlare alla figlia scomparsa, sperando che qualcuno la veda. Valentina, assume la Polizia di Stato, si troverebbe in Sicilia, verosimilmente sottratta dalla madre. Di tutti questi poveri bambini, vittime di guerre folli, si occupano alcune associazioni di genitori come www.figlinegati.it e “ Figli sottratti” (dove si leggono storie realmente tragiche di bambini sottratti all’estero) o, anche, “Papà Separati”, che sono, insieme ad un altro paio, fra le più credibili e quotate.
Ma il vasto panorama delle associazioni di genitori separati - le sigle sono tante, e vorrei dire: troppe- indica che anche qua la separazione rimane la chiave paradossale con cui, cercando di affrontare un problema, lo si esaspera:
-Gli stessi padri separati spesso sono ragazzini che riescono solo a separarsi fra loro perché ognuno vuole comandare e se non ci riesce si separa…- dice Matrix, mentre guarda quella stella e sembra inghiottire, con questa frase, un altro dispiacere.
- Dove pensi che sia Flavia, ora?- gli chiedo.
Non mi risponde subito, Matrix, perché prima guarda in cielo, e poi la strada.
Ma stasera noi siamo la strada, la notte, il vento, e lui non riesce a sottrarsi dunque al proprio sguardo:
-Forse è in Italia, forse l’hanno portata … ma tu non scriverlo, questo, nel post…-
Matrix, cosa manca a tutto questo, per permettere tutto questo?
-Siamo una cultura che vive di leggi e sentenze, ma nessuno di noi vuole rispettarne davvero una, se non è quella che gli conviene. I giudici fanno i processi per stabilire a chi va affidata mia figlia, ma se poi la madre la rapisce e la porta via, nessuno si muove per ridarmela, tantomeno per condannarla.
Matrix ha ragione: impedire ad un figlio di vedere l’altro genitore è un comportamento che con estrema rarità comporta delle condanne.
Il reato, se viene ravvisato, non integra mai quello che in realtà accade, vale a dire una lesione profondissima dell’equilibrio di un bambino che sarà sempre un adulto amputato: se qualcuno si muove, e questo “se” il più delle volte rimane tale, il capo di incriminazione è un’elusione dell’ordine del giudice.
E con questo il Codice Penale, e la magistratura intera, chiudono i loro conti e conticini, ignorando cioè che quel bambino subisce un abuso emozionale che lascerà feroci segni nel suo cuore.
Al contrario, il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, implica una violazione degli obblighi di assistenza familiare: per il nostro codice e la nostra magistratura, dunque, si accudisce un bambino solo dando i soldi.
Poi, si può pure sparire, o fargli sparire un genitore, e non si commette reato.
Sono tragedie disumane, queste, e ogni volta che un bambino è costretto a perdere un genitore muore un mondo.
Ma noi viviamo in una cultura che non solo è indifferente a questo, ma che addirittura ne trae profitto: il contenzioso per l’affido dei figli genera decine di milioni di euro l’anno, e nessuno vuole rinunciarci: né le lobby professionali, né coloro che traggono altri profitti, più o meno indiretti, da tutto questo.
Ci sono intere categorie che traggono potere e denaro dal permanere di questo clima di continua conflittualità nella nostra società.
Non parlo solo degli avvocati: ma anche di chi si occupa di assistenza sociale, chi si occupa di perizie, chi ha case famiglie dove ospitare i bambini vittime del disagio genitoriale.
Sono in tanti a guadagnare dalle tragedie che triturano il cuore dei bambini.
-Non ci si può lamentare che siamo un paese in cui tra mafia e lobby politiche, si tenta sempre di sottomettere la giustizia e le leggi ai nostri interessi personali: lo impariamo da bambini- dice Matrix. E prosegue:
- I figli dei genitori separati sanno benissimo che se la mamma (o il papà, molto più raramente) se ne strafottono delle sentenze del giudice, non succede niente. Sono le mamme, in questi casi, che comandano, non i giudici. O i papà, quando ci si mettono loro a strappare le sentenze: meglio, a “vanificarle”.
La “vanificazione della sentenza” è infatti il termine, letteralmente inventato, con cui un giudice del Tribunale di Roma, la dr.ssa *******o, giustificò pienamente il comportamento di una madre che per anni aveva sempre evaso l’obbligo di salvaguardare i rapporti fra le figlie e il padre, e impedito loro di incontrarlo regolarmente.
La sentenza d’Appello risultò “vanificata di fatto”, e quel giudice dunque chiuse così ogni ipotesi e speranza che una sentenza debba davvero essere osservata, perché ritenne naturale, e non colpevole, che si potesse evaderla per anni, insegnando a tre bambine che il padre, che nulla aveva fatto, era persona da detestare.
In questi casi, dunque, la Polizia è impotente, il giudice se ne lava le mani, o, peggio, avvalla negli anni l’inosservanza delle sentenze, che addirittura legittima definendole “vanificate di fatto”, e i figli crescono naturalmente, e inappellabilmente, con la certezze che le sentenze non contano, e si possono “vanificare”, se non ci piacciono. Mia figlia questo lo sa molto bene, e lo sanno i figli di tutti noi separati. Come fa la magistratura a lamentarsi della capacità mafiosa di tutta una cultura, di tutto un popolo, di tutta una maggioranza politica, e cioè la capacità di fregarsene di leggi e sentenze, e, se non piacciono i giudici, di strappar loro i processi, se lascia che i nostri figli crescano proprio in questa cultura dell’evasione del Diritto?-
Cosa manca, Matrix, alla nostra società?
Manca il Padre, Gaetano, mi risponde. Lo sai, lo sai meglio di me. Manca un Padre interno, manca la capacità di crescere e di non essere figli in accontentabili e privi di regole.
Siamo una società di eterni figli, in accontentabili, viziati, incapaci di trovare un Senso e un Logos nell’esistenza, di definirci attraverso limiti e non soltanto bisogni.
Ha ragione Matrix: dalla nostra società è scomparso il Padre: ma non solo il ruolo, la figura familiare, il genitore di sesso maschile.
E’ scomparso pure quello, se vogliamo, ma soprattutto è scomparso dalla nostra coscienza, dalla nostra psiche più profonda. E non va identificato solo con la mera figura familiare, o, peggio ancora, con il figlio di mamma violento, prepotente, viziato, che quando si sposa pretende di restare il bambino inaccontentabile reso tale da una "mamma" sempre a disposizione, e che pretende di trovare nella compagna solo una persona che, con le buone o le cattive, lo accontenti e non gli imponga confronti.
I nostri figli vengono fagocitati sempre più dai desideri, dai nostri o dai propri poco importa, e non riescono a trovare più limiti che diano loro stima di sé stessi e senso al proprio esistere nella diversità e nella responsabilità delle proprie scelte.
Gli stessi figli vengono ridotti a optional del passatempo, e buttati in un cassonetto se considerati un peso, un ostacolo, o anche i testimoni di una vita non goduta: la madre figlicida è sempre considerata incapace di intendere e volere, al contrario del padre figlicida che viene sempre considerato colpevole perchè capace di intendere e volere, proprio perché il figlio è considerato sempre più una cosa destinata solo ad allietare e gratificare un’esistenza.
-Attento a scriverle, queste cose- mi avverte Matrix. Sai benissimo che sono impopolari.
Si, è vero, Matrix, ma tu sei il mio amico di tanti anni, e abbiamo combattuto insieme un bel po’ di battaglie, e lo sai che io scrivo sempre quello che sento, e che sento vero… e questa sera l’incontro con te mi ha suscitato proprio queste riflessioni, e io, che sono abituato a scrivere nei miei post esattamente quello che più sento come mio, oggi parlerò proprio di questo: abbiamo perso la capacità di ascoltare il Padre che è dentro di noi.
Il Padre è una figura fondamentale, presente, come lo è quella della Madre, archetipicamente nella psiche di tutti, una figura che ci guida nel mondo mediante regole senza le quali siamo perse, che ci dà la capacità di elaborare il dolore, che ci dà stima e forza in noi stessi, e ci regala la voglia, e la possibilità, di guardare in alto, e oltre, alla ricerca di nuovi domini e nuove dimensioni da affrontare.
La nostra cultura ha perso il Padre, e non può più crescere: siamo destinati a restare una società di eterni bambini, sempre indecisi fra una merendina e un videogioco, incapaci di andare oltre e affrontare l’esistenza dalla porta dell’esistenza e non dal video del reality show o dell’ultimo videofonino acquistato.
-Hai letto i libri di Risè, tu?- mi chiede Matrix.
Sono libri bellissimi e impressionanti, e riportano statistiche scientifiche terribili: “Il Padre, l’assente inaccettabile” riporta chiaramente come in testa ai suicidi, agli homeless, ai depressi, ai carcerati per gravi pene, ai tossicodipendenti, così come ai bambini violentati, ci sono loro, sempre loro: i fatherlessen, i bambini cresciuti senza il padre.
Perdere il Padre interno, ma anche quello esterno, vuole dire perdere il diritto alla vita, al confronto con l’esistenza, alla possibilità di vivere la propria autonomia come autonomia e non come desideri che qualcun altro ci deve soddisfare, lasciandoci alla nostra impotenza.
Lentamente io e Matrix torniamo verso casa mia.
Ci accolgono Paolik e Luca Suhe, i miei due figli più piccoli. Mancano i due più grandi: prima o poi verranno. Al momento sono indaffarati con la madre.
Chiedo a Matrix se vuole bere qualcosa, un bicchiere della staffa prima di andarsene.
Lui guarda la sua compagna, la bellissima Lara, russa, e lei gli dice che non se la sente di restare.
Matrix sorride e mi fa capire che deve andare: Lara ha un violento attacco di nausea, e vuole tornare a casa.
E già: Matrix e Lara aspettano un bambino.
Ed è questa la vita, la vita che continua: perché, da qualche parte del mondo, in una strada o in un angolo oscuro dell’Inconscio dove solo una ferita porta luce, c’è ancora un Padre che vuole tornare ad essere Padre.



Gaetano Giordano, psic in Roma





Un ringraziamento, in questa notte di notte e di sogni, per E.R., che mi ha accompagnato per le mie strade e i miei orizzonti




NOTA:

I PERSONAGGI DELLE STORIE NARRATE SONO STATI RESI COMPLETAMENTE INIDENTIFICABILI.



I LORO DATI ANAGRAFICI E OGNI CARATTERISTICA ATTA A FARLI RICONOSCERE E' STATA MODIFICATA

fonte: http://www.giannifurlanetto.it/nel_segno_del_padre.htm

giovedì 14 agosto 2008

Organizzazione figli per separati on line

Interessante mezzo di gestione degli impegni dei genitori separati, condivisione ecc. Custody planner

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mercoledì 13 agosto 2008

martedì 12 agosto 2008

Intervento VITTORIO VEZZETTI e MARIO MILANI interessantissimo







ADIANTUM valuta negativamente dati Istat affidamento condiviso

Roma – Fabio Nestola, Responsabile Nazionale Dati dell'Osservatorio, afferma che "ad una crescita percentuale di affidamento condiviso dei figli non corrispondono misure troppo diverse da quelle erogate con il vecchio ordinamento. In troppi tribunali l'affidamento condiviso è solo un'etichetta da incollare al precedente orientamento, cambia solo la dicitura: i figli non più 'affidati' ma 'collocati' presso un solo genitore, che per l'effetto ottiene l'assegnazione della casa coniugale ed il versamento di un contributo al mantenimento. Esattamente il contrario di ciò che il Legislatore intendeva riformare. In buona sostanza, le rilevazioni statistiche riflettono una facciata luminosa dietro la quale si nasconde un panorama reale ancora grigio. Associazioni di genitori che hanno promosso e sostenuto la riforma, ma anche magistrati, avvocati, psicologi, pedagogisti e decine di parlamentari, convergono sulla necessità di aggiornare la normativa fino ad oggi impoverita da una disapplicazione avvilente". "Siamo ben lontani", osserva Tiziana Arsenti, Coordinatrice Nazionale dell'Osservatorio, "da una concreta applicazione del condiviso in Italia. Il vero 'boom' a cui stiamo assistendo è quello relativo alle centinaia di provvedimenti, difformi dal dettato della legge 54, che il nostro Osservatorio sta ricevendo da tutto il Paese, a conferma che i dati sciorinati in questi giorni dall'ISTAT nascondo una realtà del tutto diversa. Le dimensioni del problema, oggi, appaiono allarmanti". Più duro il Presidente di Papà Separati Palermo, che aggiunge "a ben guardare le attuali modalità applicative della legge, il mandato del Parlamento è stato tradito proprio da chi doveva garantirne la corretta applicazione. L'affidamento condiviso è stato svuotato dal significato che il Legislatore gli aveva attribuito, e l'estremo arbitrio con cui la Magistratura continua ad applicare la giurisprudenza precedente è sotto gli occhi di tutti". "Se ancora oggi", sostiene Andrea Carta, Presidente di Papà Separati Novara, "un genitore deve minacciare di darsi fuoco di fronte ad un tribunale per ottenere ascolto da parte di quelle istituzioni che negano ostinatamente il suo diritto alla genitorialità, è evidente che questo stato di cose non funziona. Magistratura e Servizi Sociali spesso intervengono in modo sproporzionato commettendo errori sulla pelle dei bambini" Per Vittorio Apolloni, Presidente del Centro Documentazione Falsi Abusi su minori, «L'ISTAT non dà indicazioni sulla gran mole di false accuse che sempre di più accompagnano i procedimenti giudiziali di separazione. E' necessaria, invece, una radicale riforma del sistema dei servizi sociali e una revisione delle procedure di colloquio e perizia sui bambini vittime di presunti abusi. In 22.986 casi i genitori si accusano a vicenda, usando i figli come mezzo di rivalsa sull'altro. E la metà delle denunce di violenza sui bambini si rivela poi infondata, senza alcuna conseguenza sostanziale per l'accusatore". "Purtroppo", conclude Antonello De Leonardis, Presidente foggiano di Genitori Separati, " ciò che manca è quel cambiamento culturale che il Legislatore auspicava dovesse avvenire nei tribunali d'Italia con la novella legge 54 del 2006. In questi due anni di oblio, invece, migliaia di bambini hanno continuato a subire la violenza dell'allontanamento dal genitore escluso, mentre l'ISTAT pretende di dare ai cittadini l'illusione che tutto sia stato risolto. È doloroso ammettere che dalla entrata in vigore della legge 54, alla sua concreta applicazione da parte della magistratura, intercorra un lasso di tempo che miete ancora vittime".
fonte: http://www.casertanews.it/public/articoli/200808/art_20080812064253.htm