Carta Etica per la Bi-Genitorialità

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Siamo stufi di operatori (avvocati, servizi sociali, psicologi ecc.) che amplificano il conflitto della separazione solo per tornaconto economico. E' UNA VERGOGNA!

E i giudici, che dovrebbero applicare le leggi, le violano in continuazione. La tutela dei minori viene messa da parte per interessi economici. BASTA!

sabato 8 novembre 2008

Figli contesi. Anche dagli Stati

fenomeno in costante aumento. all'origine la fine del matrimonio e ragioni religiose

266 i bimbi italiani rapiti da un genitore straniero. In Europa 6 casi su 10. Accordi internazionali violati

Filomena Perri, impiegata alle Poste a Milano, è andata al Cairo a riprendersi il piccolo Omar che il marito egiziano le aveva portato via per «farlo crescere come un vero musulmano». Un'infermiera, anche lei di Milano, invece, ha lottato quattro anni per riavere suo figlio, sottratto dal padre egiziano che l'aveva portato dai genitori nel suo Paese e poi era tornato in Italia a lavorare. Un artigiano di Treviso, s'è «mangiato» la casa e i risparmi per riportare a casa le due figlie avute da una giapponese. E c'era pure riuscito, ma la donna una volta rientrata con le bimbe in Italia ha ottenuto l'affido congiunto e, quasi subito, è partita di nuovo per il Giappone. Fabrizio Infante, pilota dell'Alitalia, sta combattendo un'estenuante battaglia con la madre di sua figlia Angela, che s'è portata la bambina in Danimarca, s'è risposata tre volte, i tribunali italiani hanno accertato che la piccola è stata coinvolta in una storia di abusi compiuti dal secondo marito di lei, e nonostante svariate sentenze e lettere personali inviate dal ministro degli Esteri italiano a quello danese, le autorità locali gli impediscono da anni di vedere la bambina, di sapere come sta.

Sono tante le storie come queste, storie nelle quali padri o madri italiani, più spesso padri se la madre è europea o americana, più spesso madri se il padre è di religione musulmana, una volta finita la storia d'amore si vedono i figli sottratti, rapiti, costretti a cambiare Paese, a lasciare scuola, amici e parenti. Storie tutte uguali e tutte diverse, storie drammatiche dove il diritto internazionale viene schiacciato e vige la legge del più forte. O del più furbo. Ma dove le vittime sono sempre i bambini. Si chiama «sottrazione internazionale di minore», ma è un rapimento vero e proprio, anche se compiuto da un padre o da una madre. I casi trattati dal ministero degli Esteri italiano sono in aumento: nel 1998 erano 89, nel 2007 sono passati a 216, quest'anno sono balzati a 266. La maggior parte riguarda un genitore italiano, quasi sempre il papà, e una mamma europea. È l'Europa, infatti, che registra il maggior numero di bambini contesi: il 59 per cento del totale del 2007.

Questo vuol dire che i conflitti tra genitori, spiega il ministro degli Esteri Franco Frattini, non avvengono soltanto per «marcate differenze di origine culturale o religiosa, ma sempre più all'interno di coppie miste europee». I matrimoni misti, del resto (dati Istat), sono in continuo aumento. Quasi il 9 per cento di tutti i matrimoni, con circa 30 mila celebrazioni l'anno. Sono molto più numerose, poi, le nozze tra uomini italiani e donne straniere (7 su 100 del totale dei matrimoni) e questo spiega anche perché la stragrande maggioranza dei bambini contesi (70 per cento) è figlio di un papà italiano e di una mamma straniera, soprattutto europea, talvolta americana o latinoamericana. Solo il 30 per cento ha il papà straniero, quasi sempre di religione musulmana. La Convenzione dell'Aja del 1980, che stabilisce il rientro del bambino nel Paese di residenza, è l'unico, debole strumento giuridico per aiutare i genitori che si vedono sottratto un figlio ad ottenerne il rimpatrio. Vi aderiscono più di 80 Paesi. Per l'Europa, però, c'è qualcosa in più: alla Convenzione si affianca il cosiddetto Bruxelles 2 bis, che lo stesso Frattini ha contribuito a far approvare quando era vicepresidente della Commissione europea. Vi aderiscono, dal primo marzo 2005, tutti gli Stati dell'Unione, tranne la Danimarca. Nonostante questo, il lieto fine in molti casi resta solo un sogno e se è vero, continua Frattini, che «nel 2007 siamo riusciti a risolvere positivamente più di 40 casi e per il 2008 speriamo di superare questo numero», è anche vero che «ci sono ancora delle resistenze da parte di diversi Paesi e a diversi livelli.

Capita per esempio che il giudice interpellato del Paese in cui il bambino è stato portato non si limiti ad eseguire il rimpatrio ma decida di valutare il caso. Capita anche che nonostante il magistrato abbia ordinato il rimpatrio, questo poi non venga eseguito dalle forze di polizia, a volte a causa di connivenze locali». Per aiutare i genitori che vedono il figlio sparire all'estero, il ministero ha preparato una guida, «Bambini contesi, guida per i genitori». «Di fronte alla sottrazione di un minore è necessario agire in modo tempestivo — dice ancora il ministro — ed avvertire immediatamente le autorità di polizia e gli Affari esteri per permetterci di allertare immediatamente le nostre autorità consolari. Spesso, le situazioni più complesse sono proprio quelle in cui nelle fasi iniziali sono state commesse delle imprudenze».

Sono quasi dieci anni che Paolo Pozza, presidente dell'associazione Figli sottratti, combatte per riavere le sue due figlie che sono state portate in Polonia dalla madre. Ma Figli sottratti non è l'unica associazione che dà una mano in questi casi. Ci sono anche Padri separati, Figli negati, Troviamo i bambini e altre associazioni. Tutte contattabili su internet. «Nel 2004 insieme ad altri genitori abbiamo fondato questa associazione perché da soli nessuno ci dava ascolto — racconta Pozza — mentre adesso siamo persino riusciti a presentare un progetto di legge per la cancellazione dell'articolo 574 del codice penale sulla sottrazione di persona incapace, che è quello che viene applicato in caso di sottrazione internazionale di minore ma che è troppo blando, anche nelle pene. Noi invece vogliamo sostituirlo con il 605 bis che riguarda il sequestro di minore con l'aggravante della parentela».

Non tutti sono d'accordo a seguire questa strada e comunque fino ad oggi questa proposta di legge non è mai stata discussa in Parlamento, ma molti ritengono che la sottrazione di incapace non sia fattispecie adatta a chi sottrae un bambino al padre o alla madre e che occorra un reato specifico. Intanto, al ministero degli Esteri si sta facendo il possibile per rendere più efficaci gli strumenti già in possesso. «Sto creando con i colleghi di Giustizia e Interni — dice Frattini — una task force in modo che l'azione tempestiva e coordinata tra gli organismi competenti permetta di arrivare a una soluzione del caso. Che poi corrisponde al rimpatrio del minore».

Mariolina Iossa
Fonte: Corriere della Sera 05 novembre 2008

Sottrazione internazionale di minori: manuale del Ministero degli Esteri

paternità maternità figli minori adozioneL’apertura delle frontiere e la maggiore facilità di movimento hanno portato con sè un aumento generalizzato delle coppie miste, formate da genitori di diversa nazionalità, religione, costumi. Il problema della sottrazione internazionale di minori è sempre più quindi di scottante attualità:
assistiamo purtroppo al moltiplicarsi di casi in cui i minori si trovano contesi tra genitori di diversa nazionalità, con i problemi giuridico/pratici che questa cosa comporta, visto che le legislazioni in merito dei diversi paesi possono essere anche molto discordanti.
Recentemente il Ministero degli Esteri ha pubblicato un manuale di aiuto e prevenzione inteso a limitare questo fenomeno e indirizzato a genitori e operatori. Vi rimandiamo alla guida completa (oltre 100 pagine) per un approfondimento (http://www.esteri.it/mae/doc/BambiniContesi_Guida.pdf ma ne riassumiamo qui di seguito i punti base.

Cosa è la sottrazione internazionale di minori?
Con l’espressione “sottrazione internazionale di minori” si indica la situazione in cui un minore:
- viene illecitamente condotto all’estero ad opera di uno dei genitori che non esercita l’esclusiva potestà, senza alcuna autorizzazione;
- non viene ricondotto nel Paese di residenza abituale a seguito di un soggiorno all’estero.



Ciò generalmente avviene quando, nel timore di non ottenere la custodia esclusiva nello Stato di residenza, uno dei due genitori sottrae il figlio e lo conduce nel proprio paese d’origine o altrove, sradicandolo così dal suo contesto sociale, scolastico e geografico, impedendo quindi, di conseguenza, la frequentazione dell'altro genitore.
Non solo la sottrazione di minore priva il minore di una delle figure parentali, cosa di per sè già grave e destabilizzante per il minore, ma comporta altresì il completo distacco dal contesto nel quale il bambino era inserito e che rappresentava non solo la sua “residenza abituale” ma il suo unico luogo di vita.

Il vero problema che impedisce una soluzione semplice e immediata di questi casi è che, non esistendo un'armonizzazione internazionale delle normative a riguardo, possono venire a crearsi situazioni giudiziarie contrapposte: il minore è affidato in Italia ad un genitore e nel Paese straniero all’altro.
Nel 2005 è entrato in vigore un Regolamento Internazionale Europeo che mira a superare queste contrapposizioni, ma è valido solo tra i Paesi Europei firmatari (tranne quindi la Danimarca). Questo Regolamento viene chiamato Bruxelles II bis e istituisce uno spazio comune europeo in materia di diritto di famiglia, riconoscendo altresì la validità delle sentenze di affidamento dei minori in tutti gli Stati dell’Unione. Lo scopo è quello di uniformare la legislazione ed evitare il più possibile casi di contrasto giurisprudenziale che, alimentando le dispute tra genitori, altro non fanno che minacciare il sereno sviluppo della psicologia del bambino.

Ma andiamo per gradi.
A livello internazionale esistono diversi strumenti giuridici - purtroppo non ratificati da tutti gli stati - che consentono al genitore “vittima” della sottrazione di trovare (o quantomeno tentare) una soluzione all’illecito trasferimento del figlio.

1) Convenzione Europea di Lussemburgo del 20.05.1980 sul riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di affidamento di minori e sul ristabilimento dell’affidamento.
La Convenzione è fondata sul presupposto della esistenza di un provvedimento di affidamento del minore nello Stato in cui esso risiede al momento della sottrazione ed è applicabile quindi solo a queste condizioni.

2) La Convenzione dell’Aja del 25.10.1980 alla quale aderiscono circa ottanta Paesi.
Tale Convenzione si pone l’obiettivo primario di consentire il ritorno del minore nello stato di residenza abituale. Allo stato attuale, la Convenzione è l’unico strumento giuridico cogente cui si ricorre con Paesi non appartenenti alla Unione Europea; tuttavia, spesso, non offre garanzie adeguate per il rimpatrio dei minori in ragione della tendenza delle magistrature degli Stati Parte a far prevalere i diritti del cittadino rispetto alla richiesta di rimpatrio del genitore straniero.

3) Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo adottata a New York dalla
Assemblea Generale del 20.11.1989. La Convenzione delle Nazioni Unite è lo strumento internazionale più completo in materia di promozione e di tutela dei diritti dell’infanzia. Tra questi diritti va segnalato il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari (art.8), ad intrattenere rapporti personali e diretti con entrambi i genitori (art. 9 e 10). Stabilisce il principio secondo il quale l’interesse superiore del bambino deve essere la considerazione preminente in tutte le decisioni che lo riguardano. La Convenzione obbliga gli Stati ad attuare tutti i provvedimenti necessari per assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro doveri nei confronti dei minori, stabiliti dalla Convenzione stessa.

4) Convenzione europea di Strasburgo del 25.01.1996 sull’esercizio dei diritti del
fanciullo. La Convenzione promuove alcuni diritti del bambino tramite il riconoscimento di diritti processuali che al minore si riferiscono.

5) Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio dell’Unione Europea del 27/11/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia
matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il Regolamento (CE) n.1347/2000 (questo Regolamento vincola tutti i Paesi dell'Unione Europea tranne la Danimarca, che non lo ha sottoscritto).
In materia di sottrazione di minori il Regolamento stabilisce l’esecutività automatica delle decisioni emesse dal giudice del Paese di residenza abituale del minore, cui è stata presentata la domanda per il ritorno del minore.
Il provvedimento di rimpatrio del bambino va emanato entro sei settimane dalla presentazione della domanda.
Non richiede alcuna dichiarazione di esecutività la decisione di Autorità di uno stato membro in merito al diritto di visita al minore né è possibile opporsi al riconoscimento dello stesso diritto risultante da un certificato standard.
Il Regolamento (CE) n. 2201/2003 ha integrato la procedura prevista dalla Convenzione dell’Aja.
In particolare:
• tra i Paesi membri dell’Unione, viene ritenuto competente il giudice del paese ove il
minore risiedeva prima di essere sottratto;
• è stato creato il titolo esecutivo europeo in materia di diritto di visita e di ritorno del minore.

Lo strumento internazionale più completo ed efficace risulta senza dubbio essere l'ultimo in ordine di tempo, il Regolamento dell'Unione Europea chiamato anche Bruxelles II bis, ma è valido solo in caso di disputa tra cittadini europei. In presenza di contrasti tra un genitore italiano e uno extraeuropeo lo strumento principe per cercare di dirimere la matassa giuridico-legislativa risulta essere senz'altro la Convenzione dell'Aja, che vincola un gran numero di paesi sparsi in tutto il mondo: Argentina, Australia, Austria, Bahamas, Belarus, Belgio, Belize, Bosnia Erzegovina, Brasile, Burkina Faso, Bulgaria, Canada, Cile, Cina (solo per le regioni autonome di Hong Kong e Macao), Cipro, Colombia, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, El Salvador,
Estonia, Fiji, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Georgia, Guatemala, Honduras, Irlanda, Islanda, Israele, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Panama, Paraguay, Perù, Polonia, Portogallo, Principato di Monaco, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica di Moldova, Repubblica di San Marino, Romania, Saint Kitts e Nevis, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Sri Lanka, Thailandia, Trinidad e Tobago, Turchia, Turkmenistan, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Venezuela,
Zimbabwe.

L’applicazione della Convenzione dell’Aja e/o del Regolamento, tuttavia, anche se attuata con tempestività non sempre porta al rientro immediato del minore.
Come abbiamo già detto la casistica delle sottrazioni evidenzia il crearsi, nel tempo, di situazioni giudiziarie contrapposte: il minore è affidato in Italia ad un genitore e nel Paese straniero all’altro.
Particolare importanza rivestono in questo senso i consigli che il Ministero degli Esteri elargisce in caso di avvenuta sottrazione di minore:
• sporgere tempestivamente denuncia presso gli organi di polizia
• avvertire il Ministero degli Esteri e la Direzione Generale per gli Italiani all'Estero affinché vengano attivate le competenti Rappresentanze diplomatico-consolari;
• rivolgersi all’Autorità Centrale se il Paese di presunta destinazione aderisce alla Convenzione dell’Aja del 25.10.1980 o è destinatario del Regolamento (CE) n. 2201/2003;
• far valere il diritto di visita qualora non si disponga di un provvedimento che affidi la custodia del minore.

Il Ministero, rivolgendosi ai genitori di coppie miste, cerca inoltre di prevenire il verificarsi di sottrazioni di minori all'estero con alcune avvertenze:
• informarsi sulle disposizioni in materia di affidamento e diritto di visita vigenti nello
Stato di appartenenza dell’altro genitore
• far riconoscere, ove possibile, nello Stato di appartenenza dell’altro genitore, l’eventuale provvedimento di affidamento del minore in proprio favore
• cercare di evitare che il minore sia iscritto sul passaporto del genitore non affidatario
• se per un qualche motivo il minore deve recarsi all’estero, far sottoscrivere dall’altro genitore un impegno di rientro in Italia alla data stabilita
• se è già in corso la procedura per la separazione legale, chiedere al Giudice competente che nel provvedimento venga chiaramente indicato il divieto di espatrio del miniore, senza il consenso dell’altro
• verificare che il divieto di espatrio risulti registrato nelle liste di frontiera
• se non è stato avviato alcun procedimento per l’affidamento del minore, chiedere l’emissione di uno specifico provvedimento che vieti l’espatrio del minore senza il consenso esplicito dell’altro
• vigilare, in occasione dell’esercizio del diritto di visita riconosciuto al genitore non affidatario, affinché lo stesso non trattenga con sé il minore illecitamente oltre il periodo stabilito.
Il consiglio principale che il Ministero si sente di dare per prevenire questo fenomeno, comunque, è sempre e comunque cercare di porre al centro di ogni azione intrapresa il benessere e l’interesse del minore, la prima vittima di questo sopruso.

fonte: http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2008/10/sottrazione-internazionale-di-minori.html

lunedì 3 novembre 2008

Mobbing in Famiglia

di Avv. Girolamo Aliberti

fonte:
http://www.vivicorato.it/Rubriche/dettaglio_recensioni.aspx?rbval=n6ZNrZuqCA8%3D

Siamo abituati a sentire parlare di mobbing nell’ambito del mondo del lavoro, dove viene definito come un insieme di comportamenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamenti, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungati nel tempo e lesivi della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell'insieme producono danni anche gravi, con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza. Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento, o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all'esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali.

Meno diffuso nella consapevolezza comune, ma molto presente, invece, nella società è, il mobbing familiare da intendersi come l’insieme degli atti e delle omissioni, di un coniuge verso l’altro, caratterizzati da intento denigratorio o persecutorio, e finalizzati alla sistematica distruzione della personalità altrui. Questi atti, se presi singolarmente, non necessariamente assumono la dimensione dell’illecito. Ma considerati nel loro insieme hanno una lesività tale da ledere e limitare la libertà di autodeterminazione del coniuge. Quando parliamo di mobbing, dunque, dobbiamo andare oltre la violenza fisica (che di per sé integra il carattere di illecito) facendovi rientrare tutti quegli atti di violenza psicologia ed emotiva, cioè quegli atti che nelle forme più manifeste creano ansia e angoscia, e nelle forme più subdole (e dunque più pericolose perché non facilmente riconoscibili e dimostrabili all’esterno) creano una sorta di impotenza e di costrizione, portando la vittima ad un vero e proprio isolamento. Purtroppo questi comportamenti, che sono senza dubbio fonte di un danno esistenziale, non trovano facilmente una corretta sanzione, non essendo, a volte, nemmeno qualificabili come atti illeciti o perché non è facile dimostrare l’intenzionalità (il dolo) del comportamento di chi li compie.

Come detto, il mobbing familiare può manifestarsi in diverse forme: dalla violenza psicologica che assume le forme di minacce, insulti, continue mortificazioni e svalutazioni del valore dell’altro, alla violenza economica che consiste nel privare l’altro coniuge della libertà di disporre di una indipendenza economica al punto da far dipendere la propria esistenza dall’altro partner; questi atti, come è facile intuire, sono perpetrati spesso dal marito nei confronti della moglie, il quale le impedisce di lavorare e dunque di avere una propria fonte di reddito oppure controlla ossessivamente tutte le spese effettuate dalla moglie. Un altro modo in cui il mobbing si manifesta è lo stalking, cioè una serie di atteggiamenti tenuti dal marito che perseguita la moglie attraverso un ossessivo controllo a distanza, con continue telefonate, lettere, SMS, e-mail, pedinamenti che ingenerano stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della vita quotidiana.

Comportamenti mobbizzanti nell’ambito del conflitto coniugale possono essere rivolti anche a danno dei figli. Il mobbing genitoriale è l’insieme dei comportamenti, anche omissivi, che violano gli obblighi sanciti dagli articoli 147 e 155 Cod. Civ. Questi comportamenti si ravvisano molto spesso quando la coppia va in crisi e si giunge alla separazione. Non a caso, molti autori parlano di “infantilizzazione" della coppia in via di separazione” proprio per indicare gli atteggiamenti irragionevoli che molti genitori tengono allo scopo di danneggiare l’altro coniuge, senza però rendersi conto di strumentalizzare i propri figli a questo scopo, arrecando loro un danno notevole a livello psicologico (sindrome del genitore separato). Dunque, rientrano in questi comportamenti gli inadempimenti agli obblighi di cura, educazione, istruzione, la violazione sistematica degli obblighi di visita, il non contribuire al mantenimento dei figli, ostacolare i rapporti del minore con l’altro coniuge. Attraverso questi atti i genitori violano il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, sancito dalla L.54/2006. Anche l’assistere ai comportamenti illeciti di un genitore verso l’altro, (come essere presenti durante i litigi o assistere a violenze fisiche e morali), sopportare la costante denigrazione e delegittimazione di un genitore da parte dell’altro è un comportamento mobbizzante (mobbing genitoriale mediato).

Tutti questi atti, però, trovano una difficile forma sanzionatoria, perché spesso vengono considerati come un’espressione della conflittualità dei coniugi durante la separazione.

Quali sono, dunque, le reali forme di tutela? E soprattutto sono realmente efficaci? La tutela penale ex art 572 Cod. Pen. (maltrattamenti in famiglia) comporta una difficoltà nel dimostrare l’intenzionalità (il dolo) degli atti mobbizzanti, oltre al fatto che le pene editali sono basse ed una carcerazione priverebbe i figli di una figura genitoriale. Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 Cod. Civ. potrebbero essere considerati come una anticipazione degli effetti della separazione, con la conseguenza che il tutto possa essere rimandato in questa.

Proprio la separazione con richiesta di addebito è un’altra forma di tutela, che però non sanziona del tutto gli atti mobbizzanti a cui si è stati sottoposti. L’unica forma di tutela con maggiore efficacia sembra essere la tutela risarcitoria (art. 2043 Cod.Civ.) ma anche in questo caso, si ripropongono i problemi della prova del comportamento mobbizzante, la prova del danno, e la concreta liquidazione del risarcimento. La nuova legge sull’affido condiviso, infine, ha introdotto l’art 709-ter Cod. Proc. Civ., ma anche qui si ripropongono le sesse difficoltà che si trovavano con i rimedi ordinari.

Siamo di fronte all’ennesima debolezza del nostro sistema legislativo a cui, solo qualche sentenza innovativa della magistratura riesce a porre un rimedio che però non è del tutto soddisfacente


AVV. GIROLAMO ALIBERTI
C.so MAZZINI 29, 70033 CORATO (BA)
studiolegale.aliberti@hotmail.it