Carta Etica per la Bi-Genitorialità

Firma la Carta Etica, la trovi in fondo a questa pagina.
Siamo stufi di operatori (avvocati, servizi sociali, psicologi ecc.) che amplificano il conflitto della separazione solo per tornaconto economico. E' UNA VERGOGNA!

E i giudici, che dovrebbero applicare le leggi, le violano in continuazione. La tutela dei minori viene messa da parte per interessi economici. BASTA!

giovedì 17 dicembre 2009

Sindrome da Alienazione Genitoriale (PAS)

Importante riconoscimento della comunità scientifica nazionale a alienazione e deprivazione genitoriale : la rivista della Società italiana di pediatria preventiva e Sociale pubblica un articolo scientifico,che potrà essere citato negli atti legali, di Vittorio Vezzetti sul tema. Leggi l'articolo qui.


fonte: http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res502600_Il_figlio_di_genitori_separati.pdf

domenica 13 dicembre 2009

sottrazioni internazionali di minori

sabato 31 ottobre 2009

Lucrano sui bambini

In una casa di accoglienza di 10 bambini, sono otto i lavoratori che grazie a loro percepiscono uno stipendio. Ogni anno si costituiscono nuove cooperative di servizio che a loro volta premono sul sistema per entrare nel mercato. Un enorme business sulla pelle dei bambini.

Giustamente lo scrittore ha detto che da quando ha avuto una bambina si è allontanato dall'ambiente dei tribunali e dintorni perchè schifato.

In effetti solo chi non ha figli (o avendone non ha un rapporto sano con loro) può stare in quel business.

mercoledì 28 ottobre 2009

Chi fa cileccca in tribunale paghi Basta con i giudici impuniti


di Mario Giordano- Sbagliando s’impera. E chi più sbaglia più impera. Sarà per questo che i giudici comandano l’Italia? Da quando ieri il direttore di “Libero” ha lanciato la raccolta di firme per dire basta all’impunità dei magistrati, le nostre caselle postali sono più affollate di un autobus all’ora di punta. “Ero ragazzino quando scrutinai le schede del referendum sulla responsabilità dei giudici...”, ci scrive il professor Gaetano Zilio Grandi da Venezia con un vago tono da “dov’eravamo rimasti?”; “Diteci come raccogliere le firme”, ci sollecitano i responsabili dell’associazione “Figlipersempre” che si occupano di adozioni dei minori (“Sapeste quanti magistrati impreparati incontriamo...”); “Finiamola con questa casta intoccabile”, s’indigna un gruppo di lettori che ha già cominciato la raccolta per conto suo. E poi tante adesioni singole, messaggi di incoraggiamento, storie personali. Come quella di Olga, 75 anni, di Roma, che si definisce “vittima della giustizia”. “I ladri mi hanno scippato, i magistrati mi hanno disprezzato”, scrive. “Mi affido a voi...”
Il direttore Belpietro citava ieri nel suo editoriale il bel libro di Stefano Livadiotti, inviato dell’”Espresso”, giornale di De Benedetti, non propriamente sospettabile di berlusconismo. Me lo sono riletto in un paio d’ore. C’è di tutto. Per celebrare un processo civile, tanto per cominciare, in Italia ci vuole più tempo di quello impiegato in Gabon o a Sao Tomé e Principe. Facciamo meglio soltanto del Congo: bella consolazione. In Sicilia, pensate, una causa su alcuni terreni si è conclusa dopo 192 anni: era iniziata ai tempi del congresso di Vienna, è finita ai nostri giorni. E a Roma, per non farsi mancare nulla, si sono tenute ben 70 udienze di un processo penale con un defunto per imputato. E poi dicono che le risorse sono ridotte al lumicino...

A ogni inizio di anno giudiziario (rito costoso e inutile: da abolire), si certifica ufficialmente la bancarotta del sistema. “La giustizia è morta”, si sancisce con tanto di parrucconi e ermellini schierati. Bene: in qualsiasi azienda i responsabili di una simile bancarotta sarebbero già finiti davanti al tribunale fallimentare. O almeno a pettinare le bambole. Invece i magistrati no, al contrario: todos caballeros, tutti premiati. I magistrati vivono nell’Eldorado dello stipendio d’oro, dello scatto automatico, avanzamento garantito e privilegio incorporato. Hanno le paghe più alte d’Europa, pensioni d’oro e 51 (proprio così: 51) giorni di ferie l’anno. Dopo 28 anni di lavoro (lavoro, si fa per dire...), cascasse il mondo, tutti raggiungono lo status di magistrato di Cassazione. Tutti, ma proprio tutti: anche il giudice più scarso, anche quello che è stato sempre nel più sperduto paesino di provincia a occuparsi di furti di pecore e sconfinamenti di capre sui pascoli altrui. Magistrato di Cassazione pure lui, all’onor caprino. Ma vi rendete conto? Il 67 per cento dei togati ha un ruolo superiore alle mansioni svolte. E gli esami per l’avanzamento di carriera registrano il record mondiale dei promossi: 99,6 per cento del totale. Per farsi bocciare non basta nemmeno sputare in faccia all’esaminatore e contemporaneamente insultare la sua mamma...

Che ci volete fare? La giustizia (giustizia, si fa per dire...) funziona così: chi sbaglia non paga mai. La sezione disciplinare del Csm è una succursale di una barzelletta. Le possibilità di incappare in una sanzione sono pari al 2,1 per cento. In otto anni i magistrati che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065 per cento del totale. Con sentenze di assoluzione, a volte, davvero grottesche: un pubblico ministero, per esempio, è stato perdonato perché “non sapeva ciò che andava dicendo”. E due magistrati che hanno lasciato a marcire 1040 faldoni nel sottoscala e 63 persone in galera per pura dimenticanza non sono stati condannati perché nella loro “notevolissima mole di lavoro”, dice la sentenza, il numero dei faldoni dimenticati e delle scarcerazioni non effettuate è “marginale”. Marginale? Capite? 63 persone dimenticate in carcere e oltre mille faldoni sono “marginali”...

In compenso, forse per farsi perdonare gli innocenti che dimenticano in carcere, le toghe si rifanno scarcerando con una certa frequenza boss e criminali incalliti. Lo scorso aprile 21 esponenti di un pericoloso clan barese sono stati liberati perché il magistrato si era dimenticato di depositare in tempo le motivazioni delle sentenze. Particolare curioso: si trattava di un magistrato appena promosso con un solenne encomio per la sua “elevata laboriosità”. Del resto il suo collega del tribunale di Gela, quello che ha dimenticato per otto anni di scrivere le motivazioni di una sentenza, lasciando in libertà un bel gruppetto di mafiosi, è stato premiato con il trasferimento al prestigioso ufficio di Milano. Dove si è subito distinto: ha mandato agli arresti domiciliari un marocchino accusato di stuprare i bambini. E quello, naturalmente, è sparito nel nulla.

Risultato? Il marocchino forse avrà ripreso a stuprare i bambini, ma questi stanno stuprando la giustizia. E non rispondono di nulla. Mai. Un procuratore capo cui è stata contestata l’omessa registrazione di 85.938 atti e di 28.235 notizie di reato, la mancata esecuzione di 573 pene detentive e la prescrizione di varie pene pecuniarie è stato assolto perché sì, poverino, non è riuscito a fare nulla di quello che doveva, ma bisogna capirlo “a causa della situazione d’emergenza del suo ufficio”. Ottantaseimila volte distratto, capite? A causa della situazione d’emergenza... E come ci ha spiegato Filippo Facci ieri noi non possiamo nemmeno sapere il nome: né il suo né di chi a differenza sua viene sanzionato in quei rarissimi casi in cui il Csm si sveglia dal torpore assolutorio. Ma vi pare giusto? Perché qualsiasi lavoratore del mondo se sbaglia paga, perché qualsiasi cittadino se sbaglia finisce sui giornali, e il magistrato invece no? In Italia la vera rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti, diceva Flaiano. Chissà perché, invece, la legge può essere diversa solo per chi veste la toga. Tanto per dire: un ex parlamentare che accusato ingiustamente di essere colluso con la mafia ha avuto come risarcimento 8 lire per ogni copia del giornale che ospitava l’articolo. Una signore giudice accusata ingiustamente di essere allergica alla saponetta, fatto sgradevole ma meno grave (parrebbe), s’è vista assegnare 340 lire per ogni copia del giornale che ospitava l’articolo. 42 volte di più. “I magistrati, insomma”, conclude Livadiotti del debenettiano Espresso, “sono più uguali degli altri”. Facciamoli smettere.



manda una mail a

giudici@libero-news.it

Fonte: http://www.libero-news.it/webeditorials/view/3249

sabato 24 ottobre 2009

Violenza sulle donne e pari opportunità

Desidero completare, per dovere di informazione,la bella lettera della sig.ra Oprandi, consigliere provinciale del partito democratico, con tre elementi interessanti sul tema della violenza sulle donne e delle pari opportunità
1-Il pm Carmen Pugliese (Procura di Bergamo), ha recentemente segnalato il fenomeno delle false denunce di abusi compiuti in contesto separativo; secondo questo Pm ormai almeno l'80% delle denunce di donne a carico dei coniugi o dei compagni sono prive di fondamento e trovano le radici esclusivamente nella volontà di ridurli alla rovina, spesso istigate (non sono parole mie ma di tale magistrato) da centri antiviolenza e femministi.
2-Secondo il prof. Fabio Canziani, (neuropsichiatra emerito e tre volte presidente della associazione italiana di neuropsichiatria infantile) dal 70 al 95% delle denunce di abusi sui bambini svolte in contesti separativi sono inventate di sana pianta. Le conseguenze (perizie, deprivazione genitoriale ecc.) su minori e genitori sono devastanti. Io conosco ad esempio diverse situazioni di padri , nonni, nonne, zie assolti dopo 4-6-7 anni di processo penale per abusi sessuali sulla prole, senza che peraltro le denuncianti abbiano mai dovuto pagare qualcosa o che i figli abbiano mai potuto riavvicinarsi a loro, genitori e parenti ingiustamente accusati.
3-la Comunità europea, nel 2004, prese atto di alcuni dati: ad esempio che il suicidio di giovani padri separati riguardava 2000 vite all'anno e ammontava al 93% del totale rispetto al...normale 70-75%, rilevò che in molti Paesi la percentuale di figli domiciliati presso il padre era inferiore alla percentuale di madri affette da gravi disturbi psichiatrici (proprio come a Varese; e in qualche nostro tribunale è stata addirittura dello zerovirglazeropercento:tipo la sede divorzile di Bolzano 2004).Osservò che in alcuni Stati,tra cui l'Italia, la percentale di donne che chiedevano la separazione era aumentata dal 25% al 70 (e oggi 75)%, spostandosi parecchio dal fisiologico 50%. Concluse invitando gli Stati membri ad attuare politiche meno sperequative e sessualmente orientate.
4-Recentemente, in Toscana, ha suscitato scandalo un ufficio pari opportunità da cui, se a chiamare era un uomo, partiva il messaggio "Questo ufficio non fa per voi, rivolgetevi a qualcun altro". Dopo la segnalazione al Ministero (corredata di registrazione del colloquio), almeno, le operatrici si degnavano di indicare un ufficio competente.
Questo per ricordare che esistono tanti tipi di violenza e tanti tipi di impari opportunità.
fonte: http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=154282
23/10/2009 VITTORIO VEZZETTI

sabato 8 agosto 2009

Portati alla follia

Il «Corriere della Sera» ha pubblicato oggi questa notizia:

Tragedia della follia a Gornate Olona, in provincia di Varese
Stermina la famiglia, poi si uccide
Ha ucciso la moglie e i figli di 5 e 9 anni. Poi si è asfissiato nel garage. Lei aveva chiesto la separazione.

VARESE - Strage della follia a Gornate Olona, in provincia di Varese. Maurizio Del Cero, 42 anni, ha ucciso moglie e i due figli di 5 e 9 anni, prima di togliersi la vita. L'uomo, rimasto da poco senza lavoro, ha compiuto la strage la scorsa notte.
...
A far scattare la molla potrebbe essere stata la richiesta della donna di separazione, giunta dopo il recentissimo licenziamento dell'uomo dall'azienda del suocero dove lavorava.
...
Della sua difficile situazione famigliare non ne faceva mistero, almeno secondo i vicini che parlano di una «famiglia tranquilla» e con la quale «si avevano buoni rapporti di vicinato». Sempre i vicini raccontano che solo negli ultimi giorni aveva cominciato a entrare nei dettagli della sua situazione e, inoltre, appariva molto preoccupato.

Un film già visto, fin troppe volte. Nonostante questo ancora una volta i giornali riportano la notizia allineandosi a uno stereotipo ormai consolidato: così si parla di «follia», di «famiglia tranquilla», di «buon vicinato». Per chi questi problemi li conosce bene, non si finisce mai di rimanere stupiti dall'ignavia e dall'ignoranza che circonda questi tragici eventi, molti dei quali avrebbero potuto essere evitati perché i sintomi sono facilmente riconoscibili e soprattutto perché, seppure scatenati da situazioni “domestiche”, sono troppo spesso esasperati da una giurisprudenza ottocentesca e sessista che mette una delle parti con le spalle al muro.


Gli antichi romani dicevano «a nemico che fugge, ponti d'oro»: vuol dire che se metti qualcuno con le spalle al muro, se gli tagli tutte le vie d'uscita, alla fine, per disperazione, reagirà con estrema violenza. Ed è proprio questo quello che succede in questi casi. Non so esattamente cosa sia avvenuto nel caso specifico, ma ne ho visti a centinaia di casi come questo e lo schema è sempre lo stesso. Questa volta l'uomo ha già perso il lavoro, mentre in altre il lavoro lo perde dopo la separazione ma il risultato finale è lo stesso. Inoltre all'inizio è tranquillo, ma tutti lo sono prima di capire come funziona questo meccanismo da macellai, ovvero prima di entrare in un'aula di tribunale o di avere a che fare con gli avvocati della controparte. Spesso l'impatto con una realtà che non viene resa pubblica e che si viene a conoscere solo sulla propria pelle è disruttivo.

A questo punto si possono fare solo delle ipotesi dato che non si conoscono ancora i dettagli, ma è ragionevole pensare che qualcuno abbia detto o anche solo ipotizzato all'uomo che la moglie avrebbe sicuramente avuto in affidamento i figli, che molto probabilmente lui avrebbe perso anche la casa e che comunque avrebbe dovuto pagare un assegno di mantenimento, anche se non si sa bene con quali soldi visto che aveva già perso il lavoro. In pratica, senza casa, senza lavoro, senza figli, ovvero solo e in mezzo a una strada. Ricordate? «...appariva molto preoccupato...»

Certo, arrivare all'omicidio è follia, ma alla follia può essere portato chiunque di noi se si conoscono le leve giuste. Per qualcuno è già sufficiente “solo” perdere la famiglia su cui aveva investito un'intera vita, per altri è necessario perdere anche il lavoro o il tetto che magari era costato immani sacrifici; per altri la crisi scatta con l'allontanamento dai figli, ovvero con il venir trasformati da un giorno all'altro da un'assurda e vergognosa giurisprudenza da genitori a tutti gli effetti in padri ad ore. Per altri ancora tutto ciò non basta: magari il vaso trabocca quando la moglie si porta l'amante in casa ma continua a pretendere l'assegno di mantenimento nonostante sia mantenuta anche da qualcuno molto più ricco dell'ex-marito (è successo), oppure quando si viene accusati falsamente di abusi sui figli per contrastare un'eventuale richiesta di affido condiviso (anche questo è successo), oppure ancora quando qualcuno, magari un poliziotto amico della moglie, ti mette della droga sotto il sedile dell'auto e ti arresta (e anche questo è successo).

La maggior parte finisce per arrendersi (e sono decine di migliaia), altri continuano a combattere con alterne vicende (e sono migliaia), altri ancora iniziano una battaglia civile per portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo grave problema (e sono diverse centinaia). Purtroppo però ci sono anche alcune migliaia che, abbandonati da tutti, dopo aver chiesto inutilmente aiuto, disperati, si lasciano completamente andare e finiscono per massacrare la famiglia e poi per suicidarsi. Qualche centinaio, invece, si suicida e basta: per loro due righe sul giornale e la cosa finisce lì.

Questa non è violenza domestica. La violenza sono le percosse domestiche, la violenza sono gli stupri, il vero violento è fondamentalmente un vigliacco: non si suiciderebbe mai. Questi uomini sono vittime come coloro che uccidono, vittime di un sistema che è il vero assassino, un assassino spietato il cui nome, però, sui giornali non finisce mai.


fonte: http://lindipendente.splinder.com/post/21095291/Portati%20alla%20follia

lettera aperta... Parliamo di tragedie annunciate

LETTERA AL DIRETTORE DI VARESENEWS

Tragedie annunciate:

" A proposito della tragedia di Gornate Olona, vicino a
Varese,dove un genitore, prima di suicidarsi, ha ucciso i figli e la
moglie, nell'ambito di un procedimento separativo, leggiamo che alcuni
giornalisti parlano di tragedia inaspettata, improvvisa.
Inaspettata come quella di ieri di Cuneo (2 morti) e quella di Rho di
qualche giorno fa (altri 2 morti)?
Come quelle che avvengono ogni giorno in Italia: un morto ogni 3 giorni e
3 feriti al giorno nell'ambito di separazioni coniugali negli ultimi 10
anni (dati ufficiali osservatorio FENBI). Tutte tragedie inaspettate? O
invece francamente prevedibili e innescate da un sistema che esacerba il
conflitto tra coniugi-genitori? Da un sistema che spesso comporta la
distruzione legale di un genitore?
Basta con le ipocrisie: il sistema della separazione nel
nostro Paese anzichè attenuare le tensioni tende a esacerbarle, forse
-diciamo forse- anche perchè dal conflitto nascono lucri importanti e
perchè vi è la totale assenza dello Stato sia nella forma che nella
sostanza (leggi impreparazione specifica degli operatori e tempi biblici
per la soluzione di problemi che in Francia richiedono pochi mesi di
lavoro).
Nel 2006 il tentativo di introdurre una qualche forma di mediazione
extragiudiziale nella legge sull'affido condiviso fu rigettato, anzi, la
sua eliminazione dalla legge venne posta come condicio sine qua non per il
passaggio della legge (come ricordava a un congresso la Senatrice Baio
Dossi).
Perchè la mediazione fa tanta paura? Forse perchè componendo i conflitti
al di fuori dai tribunali si riduce il fatturato di chi sul contenzioso
lucra?
Ci ricordiamo che un noto avvocato milanese in primavera fu sospeso
dall'ordine per 3 parcelle da 30-40.000 euro (ed eran solo gli acconti di
cause giudiziali).
Figlipersempre , aderente alla più importante associazione italiana per la
tutela dei minori, ADIANTUM, sta perorando la proposta di
legge 2209 che tende ad attenuare le problematiche che, lo diciamo da anni
inascoltati a Varese (città comprensibilmente non nuova a episodi del
genere), accentuano il conflitto e portano ad atti disperati.
Però abbiamo capito in questi mesi di contatti col Parlamento che vi sono
resistenze fortissime, non tutte legate alla scarsa conoscenza del
problema.
Allora, caro Direttore, basta parlare di tragedie inaspettate: iniziamo
piuttosto a parlare di tragedie annunciate (oltre 100 morti ogni anno,
centinaia di bambini feriti, uccisi od orfani).
E operiamo tutti assieme per mutare una situazione che, a dispetto di
quello che ci vogliono far credere, è disastrosa.
Comitato Direttivo Figlipersempre".

fonte www.figlipersempre.com

giovedì 5 febbraio 2009

IL SISTEMA CONTRO I CITTADINI - l'affidamento condiviso inapplicato.

5 Febbraio 2009
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IL SISTEMA CONTRO I CITTADINI
- l'affidamento condiviso inapplicato.

Premetto che quanto andrò ad esporre è uno sfogo in quanto la vicenda
avvenuta e di cui riferisco offende la mia personale sensibilità oltre
che l’intelligenza, ma non si può dire che sia una svista del giudice
perchè questo giudice fa “sistematicamente” così: ho almeno altri tre
casi solo io, ed altri giudici si avvicinano a questo sistema anche se
meno clamorosamente.

Stiamo arrivando alla precettazione delle famiglie per decreto
giudiziario, stiamo creando dei figli costretti a vivere come un
giudice vuole: la copia sbiadita dei "figli della Repubblica"
dell'antica Roma, ma almeno quelli erano orfani. Ritenevo che
l'affidamento ad entrambi i genitori non dovesse risolversi in un
affidamento al giudice.

AVV. ELISABETTA BAVASSO
Firenze

AUTORIZZO E AUSPICO LA DIVULGAZIONE DI QUESTA LETTERA.

QUESTI I FATTI

Fabio diventa padre all’età di 27 anni della piccola Flora, nata dal
matrimonio con Samantha. La coppia si separa (la moglie confessa un
tradimento e poi chiede la separazione). Fabio ha 29 anni, la piccola
18 mesi. Frastornato da tutta la vicenda Fabio firma una separazione
consensuale nel quando ancora vigeva la precedente normativa. La
bambina è affidata alla madre, il padre può tenerla con se un giorno
feriale (questo fu il desiderio della madre). Perché non aveva
esperienza di separazioni sic! Perché assistito debolmente, intimorito
dal solito argomento della tenera età della bambina e dal “potere”
materno Fabio firma.

Fabio poi prende mano mano coscienza, vede e constata personalmente la
sostanza di un rapporto padre-figlio e della funzione di genitore,
comincia a cercare di realizzare anche nella quotidianità quello
spazio di rapporto che gli consenta di “fare” il padre. Comincia la
risalita difficile ed osteggiata dalla madre.

Fa una richiesta di modifica delle condizioni di separazione al
Tribunale di Firenze, perché ogni strumento di dialogo o di mediazione
con la madre non sortiva risultati.

Il Tribunale di Firenze con decreto del 2007 decide che la bambina
riceva cura diretta dal padre stando presso di lui i finesettimana
alternati dal sabato alla domenica sera ed il mercoledì con
pernottamento fino al giovedì con riaccompagnamento a scuola.

Questo mercoledì diventa quindi il giorno costante e fisso di ogni
settimana, l’incontro con il padre anche nei giorni di scuola, l’unico
giorno di accompagnamento a scuola, l’unico giorno in cui le maestre i
compagni vedono all’ingresso il babbo di Flora.

Maturano i tempi per il divorzio, Fabio ripropone alla madre una
ulteriore progressione nella condivisione dei tempi di cura della
figlia, basta che quel mercoledì non finisca con la mattina del
giovedì ma con quella del venerdì per realizzare una piena
condivisione, oppure che i giorni di 24 ore e non di dodici siano due
e che, quindi Flora possa dormire dal padre anche un altro giorno in
prosecuzione del pomeriggio. Ma la madre non accetta, Fabio presenta
il ricorso per divorzio e chiede:

- - -
Chiede
“ L’età di Flora, il naturale ampliamento degli ambiti della cura,
che, col tempo andranno a riguardare sempre di più le sfere
dell’educazione e della formazione e dell’apprendimento, rendono
indispensabile un ampliamento del tempo effettivo di presenza e di
intervento del padre. I tempi attuali risultano esigui e, frammentati
in relazione alla continuità di alcuni interventi. [..]

Conclude
affinché sia fissata udienza per la comparizione personale dei coniugi
innazi al Presidente e che il Tribunale:

Pronunci lo scioglimento del matrimonio contratto tra il iscritto al n
°xxx del registro matrimoni del comune di Firenze.
Dichiari la figlia affidata ad entrambi i genitori.
Disponga che la bambina abiti:
- i fine settimana alternativamente uno col padre uno con la madre,
comprendenti i pernottamenti di venerdì sabato e domenica
- i giorni infrasettimanali di ciascuna settimana due col padre due
con la madre, con pernottamento
- metà delle festività natalizie e fine anno e Pasquali e metà della
vacanze estive anche in due soluzioni con ciascuno dei genitori
- che le spese siano sostenute direttamente da ciascun genitore,
eventualmente con individuazione di settori, oltre naturalmente per
ciascuno le spese di vitto, consumi ed ordinarie in relazione ai
giorni di permanenza
[..] ”
- - -

La madre si costituisce in causa e chiede che la permanenza della
bambina col padre rimanga quella stabilita nella sentenza del 2007,
con il mercoledì compreso il pernottamento ed i fine settimana
alternati.

Il Presidente convoca le parti le sente personalmente, da brevemente
la parola agli avvocati, si riserva di decidere.
Mercoledì mattina della scorsa settimana giunge agli studi degli
avvocati via fax dalle cancellerie la copia dell’ordinanza del
Presidente che stabilisce

Il pernottamento del mercoledi’ è sparito, i fine settimana sono il
primo ed il terzo, non alternati, e cominciano dal venerdì c’è un
secondo pomeriggio la settimana.
Fabio è diventato il padre dei giardinetti e delle visite, non
accompagna mai la figlia a scuola, e comunque apprende dalla
telefonata dell’avvocato la decisione mentre è in macchina con la
bambina nel pomeriggio di mercoledì ed a rigore gli viene detto che
deve riaccompagnare la figlia entro le 20 perché la decisione è
immediatamente esecutiva.

Non lo fa, non succede nulla, forse la madre non era informata, tenta
con la madre un approccio di mediazione ma la madre non accetta
rivendicando che il giudice aveva deciso per il bene della figlia; il
mercoledì successivo 28 gennaio mentre la bambina già dormiva come di
consueto a casa del padre arrivano i carabinieri entrano chiedendo
della bambina, diffidano il padre ad adempiere ai provvedimenti
riconsegnandola alla madre come prevede la decisione del giudice.
Fabio si rifiuta, lo avvertono che sta compiendo un reato, egli se ne
assume la responsabilità si allontanano, chissà forse torneranno
mercoledì prossimo.

Fabio ha proposto reclamo alla Corte d’Appello, deve essere fissata
l’udienza.

Che sistema è quello che impone da sentenza di Tribunale fino al
giorno 21 che una figlia il mercoledì notte dorma col padre ed una
settimana dopo, senza che sia accaduto niente nel frattempo e senza
che neppure lo avesse chiesto la madre, una settimana dopo impone che
la figlia NON dorma col padre il mercoledì notte.

Che sistema è quello in cui i giudici devono decidere queste cose e
che dovendole decidere decidono di fare di testa loro come se i figli
fossero propri e senza considerare minimamente in quale contesto di
delicati e faticosi equilibri questa loro decisione va a cadere.

Che sistema è quello in cui se un giudice sbaglia con la stessa
rapidità non si ripara.

Che sistema è quello in cui carabinieri vanno armati alle nove di sera
a casa di un onesto cittadino invece di convocarlo in un ufficio.

Che sistema è quello in cui il mercoledì 28 gennaio è reato fare
quello che il mercoledì 21 era obbligo fare.

QUESTO E’ UN SISTEMA CHE FA IMPAZZIRE I CITTADINI E CHE ABITUA I
CITTADINI ONESTI A NON OSSERVARE GLI ORDINI DI UN GIUDICE PER AVERE
RISPETTO DI SE’.

Questo è un sistema sovversivo dell’ordine e della legalità.

AVV. ELISABETTA BAVASSO

Fonte
http://www.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=3863

lunedì 2 febbraio 2009

"vero il 20% dei casi, le altre vogliono soldi dagli ex." PM Carmen Pugliese

dalla prima pagina de - L'ECO DI BERGAMO -


La dichiarazione della PM Carmen Pugliese
autorizzata dal Procuratore Generele Galizi
in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario:

- - -
"vero il 20% dei casi, le altre vogliono soldi dagli ex."

I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione
per i contenziosi civili durante le separazioni - avverte Carmen
Pugliese, PM del pool della Procura specializzato in reati sessuali e
familiari (solo nella bergamasca più di una denuncia al giorno).

[..] Molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (donne)
sono gonfiate ad arte. Solo in 2 casi su 10 si tratta di
maltrattamneti veri analizza la PM - il resto sono querele
enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la
separazione. “Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio” è la
minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta ottenuto quello
che volevaon, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia.
L’impressione è che alcune mogli tendano a usare PM e Polizia
Giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici
in fase di separazione. [..]

Carmen Pugliese una tiratina d’orecchi la riserva anche alle
associazioni che operano a tutela delle donne: “non fanno l’operazione
di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma
poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come
finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela
della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in
conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione”.

LINK: http://www.paternita.info/downloads/giornali/09-01-31_falsedenuncie.html

giovedì 22 gennaio 2009

I bambini a Varese valgono meno dei cani a Saronno?

Egregio direttore,
Leggo su Varesenews che una signora al tribunale di Saronno è stata risarcita con 1500 euro per il danno emotivo subito dalla figlia alla quale per qualche giorno una vicina aveva sottratto il cane. Bene. Mio nipote di 7 anni, invece, al tribunale di Varese non ha ricevuto neanche un euro per non aver potuto incontrare il padre in 4 occasioni (come invece stabilito dal giudice) perchè il giudice penale ha scritto in nome del popolo italiano "deve escludersi che i mancati incontri abbiano generato una condizione di sofferenza psicologica".
Il papà del bimbo (mio figlio) è stato risarcito con 1200 euro per il danno morale (trecento meno della signora per il cane) e la mamma di mio nipote è stata condannata a 853 euro a con pena sospesa e non menzione (la condanna di Saronno è stata di 800 euro). Piena compensazione delle spese legali.
Ma allora sorge spontanea una domanda: i bambini di Varese valgono meno dei cani di Saronno? I padri di sicuro sì.

Giovedi 22 Gennaio 2009
Nonno Guido


fonte: http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=14080